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Dall’Africa alle Ande

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Da piccola il mio sogno era “fare il medico in Africa”, dopo aver visto al telegiornale negli anni settanta la fame e la carestia del Biafra (stato che oggi non esiste più e fa parte della Nigeria). Allora sapevo poco anzi pochissimo della storia, della geografia africana o meglio dell’africa sub-sahariana, volevo solo partire e prendermi cura della fragile umanità massacrata dalle guerre e dalla fame.

 

Ci sono riuscita, a fare il medico, ad “andare in Africa”. Per anni ho dedicato mesi come volontaria, in diversi stati africani, con varie organizzazioni, con missionari, con tutti coloro, insomma, ai quali potevo aggregarmi per dare una mano. L’epidemia di Aids, le carestie, la formazione di medici ed infermieri locali laddove le università non potevano fornire standard elevati come da “noi“ in Europa.

Ma da “noi” in questi decenni siamo arrivati ad avere tecnologie che ci permettono di arrivare a vivere a lungo, di mangiare più che a sufficienza, di vestire bene, di essere sempre inter-connessi, di sapere tutto di tutti in qualsiasi parte del mondo! O perlomeno di illuderci di tutto questo, sì perché la realtà è ben diversa! Avere tutto per non avere nulla, soddisfare i cosiddetti bisogni fisici a scapito della nostra umanità, della solidarietà, della compassione, dell’amicizia, del dialogo e potrei continuare…

Così ho capito di aver bisogno di allontanarmi dall’Italia (o meglio dal mio lavoro in emergenza) periodicamente, per collaborare e fare volontariato non solamente nei paesi africani, ma ovunque, anche nella stessa Italia. Essere medico mi ha dato tante opportunità poiché poter alleviare le sofferenze delle malattie è una richiesta diffusa, però ho anche imparato che le persone, tutte, hanno necessità di comunicare, di parlare e di esprimere tanti altri disagi, a volte è sufficiente solo starle ad ascoltare e dedicare loro del tempo.

 

L’avventura con Apurimac Onlus è nata quasi per caso, un giro di e-mail di amici, e poi il progetto in partenariato con la mia Asl della regione Toscana, il colloquio con il personale della organizzazione di Roma e poi la partenza. È successo tutto velocemente e per la prima volta sono andata in un paese del Sud America, il Perù, le Ande…mi sembrava un sogno, ed un sogno è rimasto, anche dopo il ritorno!

 

Quello che mi ha colpito e che ho riportato con me rientrando in Italia, è stata la collaborazione, la semplicità e l’allegria di tutti coloro con i quali ho lavorato; anche di fronte a situazioni non certo facili, c’è sempre stato qualcuno pronto a sdrammatizzare, ad aiutare, a proporre una soluzione… E poi nel fare le visite mediche ho incontrato tante storie di dolore, di sofferenza, alcune delle quali me le porto dentro di me, come racchiuse in uno scrigno, e cerco sempre di pensare ai protagonisti di queste storie quando, in Italia, trovo pazienti che si lamentano per poco, per piccoli malesseri.

Ma ho imparato (non senza difficoltà), in tutti questi anni, a non giudicare chi mi trovo di fronte…un paziente è un paziente e se viene a cercare un medico vuol dire che ha un disagio piccolo o grande che sia.

 

Un aspetto ancora che mi ha colpito, importante ed al tempo stesso difficile e delicato, è stata la incredibile organizzazione logistica di queste campagne sanitarie dall’attivazione del laboratorio dell’Unità Mobile all’allestimento delle postazioni sia dei medici che dei dentisti. Il tutto in tempi da record, visto che ci si sposta di due giorni in due giorni. E non ultimo trovare l’alloggio, la sistemazione per 15-16 persone e preparare i pasti, considerando che le campagne si svolgono in luoghi non certo facili sulle montagne andine, con freddo, pioggia e in alta quota!

 

Un grazie a questo paese, il Perù, alla sua gente, ai collaboratori di queste campagne, alle storie di amicizia, alle tante piccole storie di gente semplice che vive di fatiche quotidiane, sono grandi lezioni di vita che danno ancora valore alla nostra umanità e alla nostra Terra.

 

Cristina Moscatelli

Volontaria Apurimac Onlus

Pubblicato in DAI PROGETTI