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Secondo Rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia

 

Sarà presentato il prossimo 10 aprile alle 10:30 presso il Centro Congressi di Sapienza Università di Roma (via Salaria, 113) il secondo Rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia che ha come tema “Scuole e asili per ricucire il paese. La presenza dei servizi per i minori in tutti i comuni italiani”, realizzato da Openpolis e Con i Bambini.

 

Nel corso della mattinata verranno diffusi i dati sui servizi dedicati ai minori nei comuni italiani, i dati sulla povertà educativa minorile e interverranno gli operatori di alcuni progetti sostenuti grazie al Fondo.

 

Introdurrà i lavori Carlo Borgomeo, Presidente di Con i Bambini, a seguire Vincenzo Smaldore, Responsabile editoriale di Openpolis presenterà i dati del rapporto. A raccontare i progetti saranno: Adriana Branni, progetto C.A.S.A. a Ballarò, Palermo (selezionato con il Bando Nuove Generazioni); Antonella Ciaccia, progetto Radici, Teramo (Iniziativa Aree Terremotate); Gilberto Giudici, progetto SpaceLab, Bergamo (selezionato con il Bando Adolescenza); Vittorio Villa, progetto Tor Bell’Infanzia, Roma (selezionato con il Bando Prima Infanzia).

 

Commenteranno i dati: Giuseppe Guzzetti, Presidente di Acri; Stefano Tassinari, Coordinamento nazionale del Forum Nazionale Terzo Settore; Stefano Buffagni, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente Comitato Indirizzo Strategico del Fondo.

 

PER PARTECIPARE OCCORRE INVIARE UN’EMAIL A COMUNICAZIONE@CONIBAMBINI.ORG CON IL NOMINATIVO. INGRESSO GRATUITO, FINO A ESAURIMENTO POSTI DISPONIBILI.

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Come si organizza una campagna sanitaria?

Lontano dai sentieri battuti da migliaia di turista che con lo zaino in spalla percorrono il Peru affascinati dalle sue bellezze naturalistiche e dai sui siti archeologici di fama internazionale, esiste una realtà molto diversa, più lontana, più vera, più autentica; Apurimac. In quechua, Apu Rimaq significa “Dio che parla” ed è forse Dio o la Terra Madre per lui che ci sta parlando invocando il nostro aiuto. Nella regione di Apurimac che si compone di comunità di campesinos che vivono quasi esclusivamente di agricoltura, completamente isolati dal mondo, l’assenza di ospedali e/o centri specialistici ma soprattutto l’assenza di educazione sulle nozioni più basiche di igiene e di salute è assordante.

 

Ed è proprio per questo che Apurimac Onlus con le sue campagne sanitarie itineranti interviene per educare, sensibilizzare e curare chi ha più bisogno, difendendo quei diritti come quello alla salute e all’educazione imprescindibili e inviolabili dell’uomo. Ma come si organizza una campagna sanitaria? Sembra facile pensare ad un team di medici, infermieri, laboratoristi, farmacisti che con professionalità e competenza si mobilitano per portare il loro sostegno in queste piccole comunità ma ben più difficile è immaginare tutto il lavoro che c’è dietro, che inizia ben prima della campagna vera e propria; dall’approvvigionamento di farmaci alla rendicontazione, dalla spesa per il cibo alla manutenzione del camion. Un lavoro continuo e costante che inizia prima e continua dopo la partenza.

 

Si parte alle prime luci del giorno, italiani e peruviani sono equamente divisi tra il camion e i due pick up Toyota, c’è chi è alla sua prima esperienza, chi invece è più temprato e preparato. Impieghiamo due giorni per raggiungere la prima comunità, Simpe. Le strade sono tortuose, impervie, salgono e scendono quello che è considerato il canyon più profondo del mondo. Nonostante la stanchezza, risulta difficile prendere sonno quando sei sballottolato di continuo e quando l’adrenalina è ancora alta. La fatica, pero viene appagata dalla bellezza dei paesaggi e dalle chiacchiere con i compagni di avventura. Si arriva, si scarica il camion, si cucina, si va a letto. Dormiano, accampandoci molto spesso in grandi sale municipali con materassini, sacco a pelo e coperte, molte coperte. Umidità e muffa ci avvolgono ma siamo troppo stanchi per farci caso. La sveglia suona alla prime luci del sole, ognuno con i suoi tempi si prepara ad affrontare la giornata lavorativa che inizia con acqua gelida e una ricca colazione. Esplorando il primo centro di salute ci rendiamo conto di quanto possa essere importante il nostro intervento. Eccoci pronti ad allestire il camion con la farmacia e il laboratorio mentre nel frattempo, si organizza il triage e si cominciano le prime visite. Già in mattinata una folla di persone si accalca per annotarsi, scegliendo tra il servizio medico o dentistico in base ai propri bisogni.

 

Le giornate trascorrono tra pazienti che passano dal medico, al laboratorio(all’occorrenza) e infine alla farmacia dove sempre gratuitamente possono beneficiare dei farmaci prescrittigli. Lavorando nel laboratorio, subito appare chiaro che la maggior parte delle malattie sono causate dal poco igiene, dall’uso di acqua contaminata e da un’alimentazione sbagliata. Molti, infatti, sono i casi di parassitosi, infezioni del tratto urinario e casi di anemia. In più, ci sono stati anche casi di test di HIV e sifilide a donne vittime di abusi. Durante il corso della giornata, inoltre, vengono allestiti dei “taller” dimostrativi sul lavaggio corretto delle mani e dei denti soprattutto per i più piccoli, mentre alle signore si insegna l’importanza dell’igiene intima e dell’autopalpazione per una precoce diagnosi del cancro al seno. La partecipazione delle persone è massiva e questo ci rende felici. Non mancano i casi critici, quelli che necessitano di cure prolungate, anche in questo caso Apurimac Onlus si fa carico dei più bisognosi provvedendo ad eventuali cure pre e post operazione. Una delle cose che più mi ha colpito, durante una visita domiciliare, è stata la casa dove viveva una signora e suo marito non vedente. Immediatamente risalta all’occhio l’assenza di finestre e l’aria insalubre dovuta alla mancanza di spazi e alla presenza di numerosi animali in casa, come i “cuy”, porcellini d’india che vengono nutriti per poi essere mangiati. Anche in questo caso, l’assenza di igiene è palese e i sintomi sono quelli tipici di una parassitosi e dolori articolari propri di chi passa la giornata a lavorare nei campi. Le giornate scorrono lente sotto il sole fino a quando cala il gelo della notte e il cielo si riempie delle stelle luminose appartenenti a questa parte dell’emisfero australe. Si è pronti a ripartire e la trafila è sempre la stessa, caricare, partire e riscaricare.

 

Raggiungiamo quindi anche la comunità di Hamburque e di Huancane. Anche in quest’ultime l’accoglienza è calorosa e molto spesso riceviamo come segno di riconoscimento pannocchie e formaggio ma soprattutto i sorrisi della gente, il regalo più gradito. Riesco a passare quel poco tempo libero dal lavoro giocando, ballando e imparando il quechua (non sempre con grandi risultati!!) con i tanti bimbi andini che ci fanno compagnia durante il lavoro, bimbi dagli occhi scuri, neri, profondi come la notte. Sono spesso curiosi nel vederci, mi domandano dell’Italia, un Paese così lontano dal loro. Mi chiedono cosa mangiamo, che lingua parliamo, quanto costa un Kilo di zucchero. Immaginano com’è il mare ma amano le loro montagne, la loro terra a cui sono sempre molto devoti.

 

E adesso che sono qui davanti ad un monitor, alla presa con numeri, obbiettivi e rendicontazione la mia mente è immersa in quel caleidoscopio di colori, sensazioni e volti incontrati in questo cammino. Oltre la soddisfazione dei numeri portati a casa come più di settecento pazienti visitati e più di duecento analisi effettuate, mi porto dentro la semplicità e l’umiltà di un popolo e la solidarietà e l’amicizia dei miei compagni di avventura/lavoro, uniti per difendere i diritti di periferia, una periferia che è meno lontana di quanto si possa immaginare.

Teresa Baldoni
Laboratorista, volontaria in missione

 

 

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Incontro volontari – 4 aprile 2019

Vi aspettiamo al primo incontro #volontari Apurimac del 2019!!!

 

L’appuntamento è il 4 aprile presso Caffè Letterario in Via Ostiense 95, alle ore 17:30!

 

Dalle 17.30 alle 18.00 – aggiornamento sui progetti di Apurimac in Italia e in Perù

Dalle 18.00 alle 19.30 – laboratorio di fotografia per il sociale e campagna 5×1000

 

L’incontro è gratuito. Per facilitare il lavoro logistico e di segreteria del nostro staff è gradita conferma alla mail volontari@apurimac.it entro il 2 aprile.

 

Dopo l’incontro lo staff e i volontari che vorranno si fermeranno per un aperitivo solidale 😉

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In viaggio con Milagros

 

Milagros è una bambina che vive nella regione dell’Apurimac. Abbiamo conosciuta la piccola a novembre del 2018 durante l’ultima campagna sanitaria dell’anno. È stata accompagnata dai suoi familiari al nostro campo ed è stata visitata dai nostri medici. Il nostro staff ha confermato la diagnosi di cardiopatia congenita e la necessità di trasferire Milagros ad un centro specialistico. Milagros, prima di quella visita, non era mai stata visitata da uno specialista.

 

Da quel giorno ci siamo subito attivati e la piccola Milagros ha iniziato il suo viaggio di speranza e cura. Nei mesi di gennaio e febbraio 2019 ha effettuato le prime visite specialistiche a Lima. Ad aprile Milagros è stata visitata da vari specialisti che hanno approfondito il suo caso e che stanno valutando la possibilità di una prima operazione a giugno.  La data della prossima visita è in data 13/06.

 

Se desideri informazioni sul Fondo Casi Critici Bambini e su Milagros puoi contattare il nostro ufficio al numero 06.45426336, il nostro staff ti darà le informazioni necessarie.

 

 

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“Generiamo una nuova Italia: i giovani impegnati per una piena accoglienza ed integrazione degli immigrati”

Apurimac è partner del progetto GUNI  Generiamo una nuova Italia: i giovani impegnati per una piena accoglienza ed integrazione degli immigrati”.

 

Il capofila dell’intervento è l’organizzazione Focsiv- Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario.

 

Gli altri partner sono:  ACCRI- Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale, Amici Dei Popoli Bologna, Amici Dei Popoli Padova, Associazione Francesco Realmonte Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, I.B.O. Italia – Associazione Italiana Soci Costruttori, Movimento Shalom Onlus, Opere Sociali Marelliane, Piccoli Progetti Possibili- Asociazione 3P.

 

Il progetto è un’iniziativa nazionale cofinanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

 

L’obiettivo del progetto è accrescere le competenze sociali delle seconde generazioni e dei giovani italiani per facilitare la relazione con la società, il mondo della scuola e del lavoro e le istituzioni locali, al fine di contrastare fenomeni di fragilità, marginalità, esclusione sociale, intolleranza e discriminazione. L’intervento intende accrescere il protagonismo dei giovani delle seconde generazioni, le loro capacità di interlocuzione con il mondo sociale che li circonda per favorirne l’integrazione e la partecipazione attiva sul territorio, riducendo fenomeni di marginalità ed esclusione sociale. Saranno realizzati percorsi di formazione ai docenti coinvolti per trasferire metodologie e strumenti legati ai temi dell’accoglienza e dell’integrazione; laboratori partecipativi e progetti di alternanza scuola-lavoro con i giovani studenti, italiani e delle seconde generazioni.

 

Apurimac, partner dell’iniziativa, promuove e realizza le attività formative a favore dei docenti e degli studenti nelle scuole di II° grado sul territorio romano.

 

 

 

 

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Dallo Spazio Infanzia Santa Rita – Tor Bell’Infanzia (Roma)

Perché quando un bambino impara il mondo, solo una presenza accanto può dare conforto e sostegno.

Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”. Papa Francesco.

 

Raccontare un anno di vita in poche righe non è un’impresa semplice. Cercare di esprimere anche le emozioni, i legami, le sensazioni lo è ancora di meno.

 

Se ripenso a un anno fa, alle motivazioni che mi hanno spinto a scegliere di investire un anno della mia vita con il Servizio Civile, mi torna in mente il bisogno di fare qualcosa di veramente utile per gli altri. Dopo anni sui libri, la necessità era quella di scendere “in campo” e toccare con mano tutto quello che avevo solo teoricamente appreso. Misurarmi. Scoprire i miei limiti, approfondire le mie conoscenze, mettere a servizio le mie competenze e svilupparne di nuove, grazie all’esperienza e al confronto con colleghi più esperti. Una possibilità di accrescimento professionale, pensavo un anno fa.

 

A pochi giorni dalla fine di questo percorso, questa premessa mi fa sorridere per quanto mi sembra ingenua. Perché per quanto le aspettative professionali siano state effettivamente soddisfatte, in realtà, la maggiore crescita è stata quella personale.

E mi è bastato passare la prima ora con i bambini per comprendere che tutto ciò che serviva davvero mettere in campo – oltre la professionalità – era il cuore, l’anima, la passione, l’affetto, gli abbracci e le emozioni. Che tutte le teorie sullo sviluppo psicologico infantile servono, ma non ti aiutano quando cerchi di spiegare a 14 piccoli nanetti che parlano 12 lingue diverse che la merenda si fa seduti e al bagno si va in fila e in classe non si corre.E allora bisogna mettere tutto in discussione e trovare altri modi di comunicare e io ho imparato che per comunicare non servono per forza le parole, e ho imparato mille modi per farmi comprendere. Ho imparato che con un solo gesto si possono trasmettere un mare di messaggi, che negli abbracci c’è tutta l’approvazione e il bisogno di accudimento di cui ogni bambino ha bisogno, che un sorriso e un bacio sulla fronte sono il miglior buongiorno che si possa ricevere e che lo sguardo di una maestra che si sta arrabbiando perché le botte non si danno lo capisce al volo anche un bambino che parla solo l’arabo. Ho imparato che una madre preoccupata di lasciare suo figlio per la prima volta con delle persone estranee la si può rassicurare solo con un sorriso davvero sincero e una mano sulla spalla, perché più di ogni discorso d’ispirazione antropologica o psico-pedagogica crea vicinanza e legame. Abbatte le distanze e crea fiducia.

 

Andate in mezzo a loro e siate come loro”. Queste parole hanno risuonato in me come un mantra per tutto l’anno di Servizio. Ce le disse un parroco durante la formazione prima di iniziare il servizio civile. Andate in mezzo a loro e siate come loro. In quel momento non ne compresi bene il significato. A dirla tutta mi è sembrata anche un po’ spiacevole. “Ma loro chi?” mi sono chiesta. E poi mi sono accorta che in questa frase c’è tutto quello che serve. “Siate come loro”, significa vestirsi di umiltà e lasciare appesi alle pareti di casa propria i titoli accademici, le etichette e i ruoli sociali che spesso ci fanno sentire superiori. “Siate come loro” significa che, prima di essere dottori, specialisti, psicologi, educatori, dobbiamo ricordarci di essere Umani, solo così possiamo “aver cura di ogni persona con amore”, come dice Papa Francesco.

Il mio anno di servizio civile è tutto qui. Nell’aver imparato a custodire, accudire, rispettare e (forse) trasformare, costruendo insieme. Con grazia. Con gentilezza. Perché ne resti viva la traccia e protetta la testimonianza. Perché quando un bambino impara il mondo, solo una presenza accanto può dare conforto e sostegno.

 

Dalla testimonianza di Maria, volontaria Apurimac 

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Testimonianze dal progetto Salute e Telemedicina (Perù)

 

Una grande esperienza, anche per vecchietti“. 

 

Giovanni Longatti e Lidia hanno partecipato come volontari ad una delle nostre campagne sanitarie itineranti nella regione dell’Apurimac in Perù. Lui è medico e lei è un’insegnate. In questa testimonianza Giovanni ci racconta la sua missione: il lungo viaggio, le comunità e il suo lavoro di medico.

 

Siamo una coppia vicina ai 70 che ha partecipato alla campagna sanitaria del luglio scorso e, come tali, siamo considerati vecchi senza sentirci così, nonostante il confronto con i veri giovani abbia evidenziato le rughe. Ma io e Lidia non abbiamo mollato, vecchi non ci siamo sentiti e neanche lo siamo stati anche se il freddo anomalo dei primi giorni sembrava stenderci. Per me questa è stata la seconda esperienza in Apurimac, ma la prima vera, vissuta fino in fondo esercitando il mio lavoro di medico in piccole comunità. Ho infatti aspettato con entusiasmo il giorno della partenza partecipando attivamente alla preparazione dei materiali e all’allestimento della clinica mobile. Con questo spirito siamo partiti. Seduto sul sedile anteriore, a fianco di José, uno dei nostri autisti locali, ammirando quei paesaggi meravigliosi e guardando con ammirazione le persone che incrociavamo cercavo di immaginare i loro pensieri, i loro vissuti, le loro abitudini. I giorni di campagna mi hanno confermato un mondo duro fatto di fatica, ma forse più sereno e vivibile nonostante la scoperta di una grande diffusione dell’alcolismo e della violenza sulle donne.

 

Tre sono state le comunità che abbiamo visitato, molto diverse tra loro. Antillia, a sette ore di strada da Cuzco, la più organizzata, dove siamo stati accolti con una festa, dove anche il nostro lavoro è stato facilitato dalla presenza di Cristian, il responsabile del Tambo, una struttura statale nuova al servizio della comunità, dove abbiamo lavorato e soggiornato. A Coolpa, raggiunta dopo altre 3 ore di strada alle 8 del mattino, la più lontana e abbandonata, nella quale, dopo una prima fase di quasi freddezza con il personale del Centro de Salud e apparentemente senza la presenza di pazienti in attesa, il lavoro si è invece poi rivelato duro e intenso, in un contesto come quello che mi ero immaginato di trovare, fatto di campesinos costretti a vivere in una realtà difficile e priva di servizi. A Coocqua, un paese a pochi chilometri da Curauasi, capoluogo di distretto, sede di un ospedale siamo arrivati quando era in corso la festa del paese e di conseguenza il primo giorno è stato di relativa calma. A partire dal giorno successivo invece c’è stato un afflusso ininterrotto di famiglie intere, che ci ha costretto a lavorare fino a tarda ora.

 

Ho affrontato questa avventura con entusiasmo e impegno e sono stato ampiamente ripagato per la gioia e le emozioni vissute. Ottima l’esperienza di gruppo e l’organizzazione del lavoro; da subito ho avuto la sensazione di far parte di un team che era lì per partecipare ad una esperienza importante, speciale, ognuno con un proprio ruolo, diverso ma con lo stesso obiettivo: curare e aiutare tante persone.

Affrontare le problematiche di uomini e donne che vivono in un mondo molto diverso dal nostro, quasi sempre con la necessità di un mediatore che, traducendo dal quechua, ci comunicasse i loro bisogni, non è stato facile e cercare di cogliere il problema principale tra tutti i disturbi riferiti per dare una risposta corretta ancora di più. Ma certamente anche il solo ascoltare e interessarsi, per la maggior parte di loro, è stato importante ed utile; certo per essere efficaci professionalmente sono necessari ulteriori sforzi; queste comunità andrebbero seguite con maggior continuità, ma già il lavoro sui “casi critici” individuati e la collaborazione avviata con i Centri di Salud esistenti potranno aprire nuove prospettive. Esserci stati, aver ascoltato tante persone e aver portato un po’ di umanità, come spesso sottolineavamo con Michele, il Responsabile Paese di Apurimac, nelle nostre conversazioni, credo sia stata la cosa fondamentale. Questo è stato il messaggio più bello che mi sono portato a casa.

 

                                                                                                                                              Giovanni Longatti

Medico Volontario Apurimac

 

Testimonianze dal progetto Salute e Telemedicina sulle Ande della Regione Apurimac, Perù – AID 011.479

«Progetto finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo»

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Diventa un volontario Cosa Bolle in pentola

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Sai cucinare? Ti diverte stare davanti ai fornelli e sperimentare nuove ricette? 

SI? Allora è il momento di partecipare a COSA BOLLE IN PENTOLA 2019!

 

Dal nord al sud, passando per le isole, i nostri volontari ci aiutano a raccogliere fondi a sostegno dei nostri progetti di sviluppo e solidarietà. Inventeranno piatti unici, in grado di raccontare il sapore della propria terra e di fare del bene. Anche tu puoi aiutarci! 

 

Di seguito alcune semplici regole per partecipare come volontari a questa iniziativa:

 

Ogni volontario/ gruppo può scegliere il suo evento: aperitivo, cena, pranzo, colazione, merenda, brunch.

Ogni organizzatore può invitare amici, parenti e conoscenti e realizzare un evento privato a casa o pubblico.

 

L’Associazione invierà ad ogni organizzatore un kit Apurimac con materiali di allestimento e informativi per raccontare i nostri progetti. Le persone che inviterete al vostro evento di solidarietà riceveranno un bellissimo gadget Apurimac per ricordarsi sempre che a ” essere solidali ci si diverte davvero tanto! “. 

 

Diventa un volontario Cosa Bolle in Pentola

Compila il form ed invia i tuoi dati. Verrai ricontattato dal nostro staff.

 

PARTECIPANDO A QUESTA INIZIATIVA DIVENTI UN NOSTRO VOLONTARIO

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Scegli il tuo presepino solidale

 

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Scegli quello che ti piace di più e invia la tua donazione attraverso il form. Lo riceverei a casa con una piccola sorpresa per te. Con questa donazione sostieni il programma Fondo Casi Critici Bambini 2019. 

 

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Festeggia il Natale con Apurimac

 

Festeggia con noi

Rendi il tuo Natale unico: sostieni i bambini raggiunti dai nostri medici con un gesto di solidarietà. 
 

Quest’anno puoi farlo in tre modi. Clicca sui tre simboli per scoprirlo!

Rendi veramente speciale il tuo Natale con una donazione per il Fondo Casi Critici Bambini  Per i tuoi doni di Natale scegli le nostre idee solidali. Scopri dove sono i nostri mercatini solidali Ordina online uno dei nostri coloratissimi presepini solidali. Puoi prenderlo per te o donarlo

 

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