La rivoluzionaria perdita di un orologio

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Il tempo è sempre stato per me qualcosa da rincorrere, qualcosa che passa così rapido che, non appena ti distrai un attimo, ecco che scivola via e ti scappa di mano; per questo il tempo è soprattutto qualcosa che va organizzato: trova il tempo per studiare ma anche quello per i tuoi hobby, trova il tempo per mangiare e quello per fare sport, il tempo per lavorare, per stare con il tuo ragazzo… il tutto deve rientrare in 24 ore, anzi in 16, perché 8 devono essere dedicate al sonno. Le mie giornate sono sempre state così, ben calcolate, in modo da poter far tutto, in modo che quelle poche 24 ore venissero sempre riempite con qualche attività. Potete quindi immaginare l’enorme importanza che rivestiva per me un piccolo arnese, posizionato al polso sinistro, che mai e poi mai avrei potuto togliere: il mio bellissimo e luccicante orologio. A volte era addirittura oggetto di contemplazione, soprattutto quando le ore di una noiosa lezione universitaria sembravano infinite e quelle maledette lancette immobili.

 

Tutto scorreva più o meno uguale, e così mi piaceva, mi sentivo sicura e protetta nella mia quotidianità. Finché un giorno partii per il Perù. Il 29 Ottobre 2016 alle ore 18.30,presi il volo che mi avrebbe condotta un anno a Cusco, bella e famosa cittadina delle Ande peruviane. Un anno è un tempo ben definito, lungo certo, ma preciso. Questa era la mia unica certezza: 365 giorni. Ma le ore, i minuti di questi giorni come li avrei trascorsi? Questa sì, era un’enorme incognita. Finalmente arrivai a destinazione e, uscita dall’aeroporto, il mio sguardo fu catturato dal cielo. Non avevo mai visto un cielo così azzurro, così terso e, anche se mi mancava il fiato per l’altitudine, respirai a pieni polmoni l’aria frizzantina e pensai: “E’ proprio questo il luogo in cui ora devo essere, questo è il mio posto”. E da quel giorno iniziò l’avventura.

 

Per strane vicissitudini ancora da chiarire, il secondo giorno in cui arrivai in questa magica città il mio orologio si fermò. Chissà, forse si era semplicemente scaricata la batteria, in ogni modo dovevo assolutamente provvedere ad aggiustarlo, il prima possibile. Iniziò così la ricerca. Era un pomeriggio di sole a Cusco, l’aria era fresca e festosa, mi avvicinai ad una tienda dove potevo intravedere pile di orologi. Chiesi alla signora di mostrarmele, “Mi dispiace” rispose “il proprietario non è qui, non conosco il prezzo, non posso venderti nulla”. “Cominciamo bene” pensai proseguendo comunque la mia indagine. Dopo un’ora buona, l’esito fu negativo: alcuni rispondevano pigramente che non vendevano pile di orologio (anche se erano ben esposte in vetrina), altri dormivano di gusto e mi dispiaceva svegliarli, così mi arresi e decisi di continuare la ricerca l’indomani.

 

Non so bene come, ma il tempo trascorse così rapido che passarono dieci giorni senza che me ne accorgessi. Per me era tutta una scoperta, una lingua nuova, un nuovo lavoro, inoltre c’era da preparare tutto l’occorrente per la campagna sanitaria; tanto che non badai a quel polso vuoto e leggero, a cui mancava il suo più fedele compagno. Fu così che l’11 Novembre 2016, senza orologio al polso, partii per la mia prima campagna di salute itinerante. Non saprei dire quante ore viaggiammo, so solo che partimmo all’alba e arrivammo quando era già buio, dopo aver attraversato strade impossibili, paesaggi spettacolari, immense montagne e fiumi in piena. La mattina del giorno seguente la squadra era pronta per iniziare a lavorare nella comunità di Colca. Il mio compito era semplice, dovevo fare quello per cui avevo studiato: la farmacista. Spiegare quindi al campesino a che ora, quante volte al giorno, per quanto tempo e in che modalità assumere il farmaco prescritto dal medico. Sembrava facile e invece… si aprì di fronte a me un altro mondo e, da quel giorno, pian piano fino ad oggi, la mia visione della vita cambiò completamente.

 

La difficoltà non fu tanto la lingua (la maggior parte dei pazienti non parla castigliano ma solo la lingua indigena Quechua) neanche che molti non sapevano leggere, quindi la ricetta del medico era completamente inutile se non spiegata o “disegnata”, fu piuttosto la concezione completamente diversa dello scorrere del tempo e della vita che ha un individuo che vive a 4000 metri, che intorno a sé ha solo montagne e prati, che sa che il primo ospedale attrezzato è a 8 ore di strada. Questo inizialmente mi sconvolse, ma proprio da questo punto di vista totalmente diverso dal mio appresi il vero valore del tempo.

 

Nessuno indossa un orologio, la maggior parte non ha il cellulare, in casa non hanno orologi da parete, è già tanto se hanno un bagno… sembra così scontato dire ad un vecchietto di assumere la compressa alle 7 di mattina o di prendere l’antibiotico ogni 8 ore (indicando gli orari precisi). La giornata per un campesino inizia alle 5, poco prima che sorga il sole, quando il cielo non è più così nero ma sfumato di azzurro, quando inizia ad intravedersi un bagliore e le stelle pian piano a scomparire. Questo è l’inizio del giorno. Chi possiede pecore, capre o alpaca li porta al pascolo. Dopo qualche ora, quando il sole è già sorto e lo stomaco inizia a borbottare, si fa colazione con un pane o con un caldo de gallina, si beve una quinoa o una maca ed è già l’ora di coltivare la terra. I bambini vanno a scuola e quando tornano si fa pranzo. Il pomeriggio è breve, perché il sole tramonta presto, e quando tramonta il sole (in città neanche ci si fa caso) è buio pesto! Il messaggio è chiaro: è ora di dormire e riposare il corpo dopo il faticoso lavoro nei campi; è così che finisce la giornata. Il tempo è scandito dal sole, dai passi degli animali al pascolo, dal cammino lento di una vecchietta, dalla corrente di un fiume, dal fruscio degli eucalipti mossi dal vento e non dal ticchettio di due lancette o dalla sveglia di un cellulare. Il tempo è governato da entità naturali di cui nessuno prova a cambiare il corso e per cui tutti nutrono un profondo rispetto. D’altronde chi siamo noi per dare dei numeri alle ore, ai giorni, agli anni? Questa è la nostra stessa trappola, la vita è quantificata: viviamo per lavorare un numero di ore, per guadagnare un tot. di denaro al mese, per pagare un tot. di affitto della casa, per arrivare a vivere un tot. di anni… il tempo è quantificato. Inizialmente sono rimasta esterrefatta dal fatto che la maggior parte dei campesinos adulti non sappia la propria età, molti se la inventano per farti contento, perché vedono la tua faccia da gringo che resta allibita alla risposta che tarda ad arrivare, altri sorridono ingenuamente dicendoti che non la ricordano. Infondo, a pensarci bene, che importanza ha l’età per un uomo che da tutta la vita e per tutta la vita lavorerà la sua terra, per una donna che accudirà i suoi 8 figli e venderà patate finché la morte non la chiamerà, l’età è solo un numero, insignificante e inutile che a volte anche noi faremmo bene a dimenticare.

 

Anche in città, almeno qui a Cusco dove si sente il retaggio della cultura Incaica, è rimasta questa differente concezione del tempo anche se ben mascherata dai ritmi cittadini. Il nostro modello lavorativo che associa il tempo al denaro sta entrando nell’economia del Perù, ma stona completamente con la mentalità dei suoi abitanti. Così puoi trovare chi impiega mezz’ora per farti una fattura perché ogni tre per due si distrae, gente che dorme nel proprio negozio, gente in coda per ore alla cassa del supermercato perché i cassieri sono incredibilmente ed esasperatamente lenti, eppure nessuno si lamenta…hai deciso di dedicare quel tuo tempo a fare la spesa, sei lì, la stai facendo…di che ti dovresti lamentare? Mi è capitato un giorno che un autobus si fermasse in mezzo al nulla, un’intera notte senza che nessuno sapesse il perché. Finché all’alba, con la luce del sole si scoprì che la montagna era franata e aveva bloccato la strada, dopo 2 o 3 ore di contemplazione senza che nessuno muovesse un dito, qualcuno decise di mettersi a scavare con le mani per togliere il fango…e così alla fine ripartimmo. Per la nostra cultura tutto ciò sarebbe inconcepibile, noi andiamo di fretta! Un tempo improduttivo è un tempo perso.

 

Qui la fretta non esiste, è inutile prendersela con il cassiere o con il commesso che ti fa la fattura, non serve a nulla, quel giorno è andata così, il giorno dopo impiegherai diversamente il tuo tempo. Ho imparato ad ascoltare me stessa e la natura che mi circonda, ho capito che non è affatto una perdita di tempo fermarsi a guardare un fiume che scorre, semplicemente, senza far nulla. O passeggiare senza meta, allontanarsi dalla città, andare al tempio della luna per pensare un po’, per pensare meglio o semplicemente per riposare. Inoltre ho iniziato a far caso al cielo e ho deciso di non perdermi nessun tramonto. Di trovare sempre un angolo per vedere il sole scomparire e ringraziarlo della giornata, perché in qualunque modo l’avremmo trascorsa è così che doveva essere trascorsa e tutto porta con sé un messaggio, basta voler trovare il tempo di leggerlo. Ringrazio questo paese per avermi scrollato di dosso la presunzione di definire un tempo “sprecato”, ma soprattutto per avermi insegnato a “fermarmi” senza la preoccupazione o la pretesa che insieme a me dovesse fermarsi anche il tempo.

 

Chiara Sassaroli

Volontaria in Servizio Civile

 

 

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Pierlugi racconta

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COR NOSTRUM INQUIETUM DONEC IN TE REQUIESCAT

(“Inquieto è il nostro cuore finché non riposi in Te”)

S. Agostino – Confessioni

La malattia, la sofferenza ed in ultima analisi la morte pongono ad ogni essere umano la grande questione del perché del suo esistere, ovvero di scoprire la verità ultima della sua esistenza.

Così, in questo cammino di ricerca, con lo sviluppo della propria personalità e di quelle conoscenze  universali, ad essa collegate, ognuno di noi tenta di progredire nella conoscenza di se stesso e nella realizzazione più completa di sé.

Ed ecco allora nascere  quella inquietudine, di cui parla S. Agostino, che è figlia al tempo stesso sia del desiderio di conoscenza, sia della insoddisfazione che ne deriva da questa medesima conoscenza. Quante volte abbiamo raggiunto un traguardo, a scuola o sul lavoro, sulla cima di una montagna o sulla riva del mare, di fronte ad un tramonto infuocato o ad un’ alba serena e radiosa. E tutto sembrava completare il nostro io ed il nostro desiderio! Eppure poco dopo eravamo già alla ricerca di un nuovo traguardo e nuove conoscenze, come se mancasse sempre qualcosa (o qualcuno), che potesse colmare quella parte di vuoto, in noi sempre presente.

E forse è proprio questa inquietudine che ha guidato le mie scelte in questi 15 anni di volontariato, prima in Mozambico (Africa australe), e poi in Perù con Apurimac.

Così, quando partivo per l’ Africa o per il Perù , a chi mi chiedeva il perché di tale decisione, rispondevo che ero sempre alla ricerca di me stesso, alla ricerca ed alla conferma di un’etica, appresa sui testi scolastici (di letteratura e filosofia) prima, e poi applicata nella professione medica, pur con tutti i limiti della mia umana debolezza. E quando mi veniva richiesto di precisare i contenuti di questa mia etica, rispondevo con la splendida frase dello scrittore francese Albert Camus, che diceva :

“Se dovessi scrivere un libro di Etica, questo libro avrebbe cento pagine, e di esse 99 sarebbero bianche. Sull’ultima pagina scriverei: l’unico dovere che conosco è quello di amare!”

Così dicendo, Camus riportava l’amore per l’uomo al centro di ogni disquisizione e di ogni confronto teorico, riconfermando che, in ogni azione umana, ciò che qualifica il senso del dovere e di agire bene, è strettamente legato ad una disposizione di trasporto amorevole per l’uomo e per la sua fragilità (come nella parabola del buon samaritano).

E per chi va in missione (ma anche per tutti quelli che restano a casa) l’imperativo di amare sta alla base delle scelte di vita e delle azioni conseguenti.

Amare significa donare e, come dice ancora Camus, questo vuol dire “condannarsi a donare sempre tutto! E…. non si dà mai tutto”!!

Ma che cosa è questo donare? E’ forse sacrificio di sé? Ovvero è dedizione totale di sé senza alcun pregiudizio o senza alcuna forma di utilitarismo?

In fondo sacrificare qualcosa di sé, e non è mai tutto, e portare aiuto a chi è nel bisogno, a chi ti guarda con occhi imploranti per avere un po’ di cibo, o delle medicine, o anche solo una carezza che possa ridare dignità e serenità a chi sta per morire in mezzo alla miseria più disperata, dovrebbe pur dare un senso alla propria vita, agiata, benestante, protetta, proiettata solo sul proprio io egoista ed egocentrico.

E magari colmare il vuoto esistenziale di questa vita, abbarbicata solo a tanti diritti.

Quei diritti, che ho visto calpestati in molte parti del mondo, ignorati e forse mai neppure conosciuti dai milioni di poveri e abbandonati e  rifiutati, nelle bidonvilles americane o nelle foreste africane o della lontana Asia.

Ecco allora che andare in missione e  dedicarsi agli altri, ai più poveri, ai più abbandonati, può significare coniugare l’amore del prossimo con l’amore di Dio, e così facendo trovare quella pace che il nostro cuore inquieto cerca da sempre.

E magari ricevere in cambio un sorriso ed una carezza dai più piccoli, perché tutti hanno bisogno di un sorriso, specialmente qui in occidente, dove è sempre più difficile sorridere.

Ma in Perù il sorriso è contagioso e la popolazione, discendente dagli antichi Inka, dispersa in villaggi e comunità fino a 4.000 m. sulle Ande, dove i paesaggi sono immensi, come immensa è la bontà e semplicità di quelle popolazioni, ha sempre un sorriso discreto ed a volte un po’ ironico, nel vedere la nostra “iperattività”.

E questo lo dimostra un fatto curioso avvenuto a Cuzco, mentre ero in compagnia di Gaetano, volontario romano incontrato durante la missione dello scorso anno.

Eravamo in una delle splendide piazze di Cuzco e, vedendo arrivare l’autobus di linea (il mitico Batman), allungammo il passo e quasi corremmo per riuscire a salirvi sopra.

E ci riuscimmo, ma con un fiatone ed un affanno, che una distinta ed anziana signora notò subito, chiedendoci con fare gentile: “Siete Italiani”? Ed alla nostra risposta affermativa, proseguì dicendo: “Si vede”! Intendendo con questo non solo riferirsi al nostro linguaggio, ma alla frenesia del nostro correre per adattarci anche laggiù al nostro consueto vivere di fretta. Iniziando poi a spiegarci il modo molto diverso del loro stile di vita, della profonda comunione con la natura e dell’aiuto reciproco tra le popolazioni ed i villaggi delle Ande. Ed è proprio questa la lezione appresa durante la missione nei vari villaggi. Nel corso degli interventi di medicina e di identità in collaborazione con medici e infermiere peruviani, supportati dalla compagnia de Los Andes, tutti i colloqui, le diagnosi e la spiegazione delle terapie ai vari pazienti venivano eseguiti con la indispensabile competenza del personale paramedico, sia per la conoscenza della lingua (quechua o runasimi ), sia per valutazione di particolari di vita locali. La prescrizione delle terapie e la distribuzione dei medicinali è sempre un momento importante, che conclude la visita medica e che va espletato con la massima attenzione. Ma in ogni persona si poteva vedere la serenità con cui accettava le medicine, ringraziando per quello che riceveva e ponendo solo il quesito di come fare per poter continuare le cure, anche dopo la nostra partenza. Ed anche nella saletta destinata all’attesa, prima della visita, si respirava un’aria di quiete e di pazienza, così rare nei nostri ambulatori, dove la insofferenza e la fretta sono sempre di casa.

E lassù, a 4.000 m., c’era anche chi divideva quel poco che aveva con tutti gli altri. Come nella gara di disegno tra i bambini, inventata da Gaetano e portata a termine dai piccoli con grande impegno. Il primo premio è stato attribuito al più bello, ma tutti i bimbi si sono divisi i premi rimanenti (biscotti e matite).

Così la felicità dei bambini, per quelle piccole e poche cose, ha contagiato anche noi ed abbiamo giocato con loro a pallone, e a palla prigioniera, gridando e saltando come loro e dimenticando un po’ i limiti dell’età e gli acciacchi del tempo.

Ed alla fine il nostro sorriso si è rispecchiato nei loro piccoli visi e ci ha reso profondamente felici, perché un sorriso non costa nulla, ma è la manifestazione più libera e sincera del nostro cuore e del nostro viso.

 

 

Pierluigi  Piantoni

Medico Volontario

 

 

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Salute e identità

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Clinica mobile

 

Un programma paese per portare cure mediche e dottori a 4000 metri di altitudine in Perù.

 

Sta per concludersi il 2017. In 12 mesi di progetto abbiamo realizzato 3 campagne sanitarie itineranti, la terza è in programma dal 20 ottobre al 27 ottobre  e l’ultima dal 17 al 24 novembre. L’obiettivo del nostro programma è quello di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali della Regione dell’Alto Apurimac attraverso il rafforzamento dell’accesso ai diritti fondamentali d’Identità e Salute. Il programma è attualmente sostenuto da donatori privati e dagli enti ai quali abbiamo presentato dei progetti che dopo essere analizzati e valutati sono stati finanziati:

 

Regione Toscana (1 luglio 2017 – 30 giugno 2018) 

FAI Fondation Assistance Internationale (1 marzo 2016 – 31 gennaio 2018)

Tavola Valdese (4 novembre 2016 – 3 novembre 2017 )

 

Attraverso le campagne sanitarie itineranti offriamo un servizio medico e di laboratorio nei villaggi rurali della regione dell’Apurimac. L’equipe è composta di 12 operatori, medici (chirurghi, generici e odontoiatri), infermieri e logisti, italiani e peruviani. Lo staff si muove con un’auto 4X4, per il trasporto del personale, e un’unità mobile: furgone attrezzato all’interno del quale è allestito un laboratorio di analisi e la farmacia. Le campagne sanitarie offrono circa 3.600 servizi sanitari all’anno a favore dei campesinos dell’Apurimac direttamente presso le loro comunità. Vengono inoltre seguiti i “casi critici”, casi di patologie identificati durante le campagne sanitarie che necessitano di ulteriore o speciale assistenza, di analisi e indagini mediche approfondite con strumentazioni non trasportabili e/o il ricovero.

 

Date delle campagne

 

  • dal 13 al 20 aprile – Distretto di Chuquibambilla
  • dal 22 al 29 maggio Distretto di Curauasi
  • dal 15 al 22 agosto   Huanipaca
  • dal 20 al 27 ottobre   Distretto di Cachora
  • dal 17 al 24 Novembre Distretto di Pichirhua

 

Volontari in partenza Ottobre 2017 – 2018

 

VOLONTARIO PERIODO MISSIONE RUOLO
STEFANO POLVERARI 11/10/2017-04/12/2017 GENERICO -LOGISTA
CRISTINA MOSCATELLI 12 /11/2017 – 29/11/2017 MEDICO
GIOVANNI MARCO MAGGIO FINE NOVEMBRE 2017-FINE OTTOBRE 2018 SERVIZIO CIVILE
BEATRICE CAPARROTTA FINE NOVEMBRE 2017-FINE OTTOBRE 2018 SERVIZIO CIVILE

 

Volontari partiti nel 2017

 

VOLONTARIO PERIODO MISSIONE RUOLO
VITTORIA TANI 05/04/2017-10/06/2017 LABORATORISTA
SIMONE PINTIMALLI 05/04/2017-10/06/2017 MEDICO
ELENA BUCCELLI 18/05/2017-02/06/2017 MEDICO
CRISTINA NERI 08/08/2017-29/08/2017 MEDICO
CARLO PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 DENTISTA
CAMILLA PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 ASSISTENTE MEDICO
LEONARDO PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 GENERICO
VITTORIA PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 GENERICO

 

Volontari che hanno concluso il Servizio Civile

CHIARA SASSAROLI 10/10/2016 – 9/10 /2017 FARMACISTA
RICCARDO GATTA 10/10/2016 – 9/10/2017 ASSISTENTE PROGETTO

 

 

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Il tuo Natale Solidale

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Vuoi ricevere direttamente a casa uno dei nostri presepini solidali?

 

Sono piccoli, colorati e unici. Arrivano direttamente dal Perù, creati dalle sapienti mani di bravissimi artigiani.

 

Quest’anno sostieni Apurimac scegliendo il tuo presepe solidale.

 

Per informazioni su tutti i presepi disponibili puoi contattarci in ufficio al numero 06.45426336.

 

  La nostra Teresa ti darà tutte le informazioni necessarie.

 

Se vuoi rendere il tuo Natale ancora più Solidale

 

puoi scegliere anche uno dei nostri  biglietti di auguri 

 

Può essere un dono speciale

 

da mettere sotto l’albero per te o per i tuoi cari.

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*quelli che vedi nelle foto sono solo alcuni dei presepini che abbiamo. Contattaci ti invieremo per mail altre foto.

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Partenza alla madrugada

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Partenza alla madrugada, il primo giorno ci aspettano dodici ore di strada a strapiombo, sei su asfalto e sei senza. Siamo 16 persone, ci muoviamo con la camionetta e due pick up toyota, ci aspetta una settimana di convivenza e di condivisione del lavoro quanto del tempo libero. “Gracias por compartir”. Le tre comunità scelte per la campagna sanitaria sono Santa Rosa, Totora e Mamara, comunità nelle quali si vive dell’essenziale, del lavoro nell’orto e della socialità che i due unici luoghi di aggregazione, la piazza e la chiesa, permettono.

 

Arriviamo a Santa Rosa verso le 19.00. Il signor Wenceslao, dopo averci lasciato un po’ a noi stessi, abbandonati nel Puesto de salud sotto un bel diluvio, ci ha comunicato che, volendo stare insieme e non essendoci la possibilità di farlo in un ostello perché ci avevano riservato solo 10 posti, avremmo potuto dormire al terzo piano del municipio: un salone sgombro di mobili adatto ad accogliere tutti i nostri 16 colchones, i nostri zaini e le casse contenenti tutto il cibo, vettovaglie, cucina a gas e un bel po’ di salsicce a riposare su una sedia. Perfetto, decidiamo insieme per il terzo piano del comune, scarichiamo tutto il nostro carico dal camion, tutti a lavoro, nessuno si esime, tutti si impegnano e si mettono in gioco, è bello così; alla fine siamo distrutti, tra viaggio, incertezze e scarico del camion ci restano solo le energie per scambiare due chiacchiere, fare un piatto di pasta e metterci a dormire; sappiamo tutti che domani ci aspetta il primo giorno di lavoro.

 

Sveglia alle 6, colazione sostanziosa, e ci dirigiamo verso il posto di salute. C’è già la fila di apurimegni ad attenderci. Mini reunion organizzativa e conoscitiva con i responsabili del posto di salute e via, si parte a lavorare; tutte quelle persone che ieri scaricavano casse e materassi adesso si mettono ai vari servizi di triaje, medicina generale, odontologia, infermeria e farmacia. Inizia quindi la routine lavorativa che per sei giorni vedrà impegnato me a visitare 30-40 persone e tutti gli altri, ognuno a fare il proprio lavoro, dalle 8-9 del mattino alle 8-9 la sera. Giorno per giorno diventa sempre più difficile riprendere a lavorare, spostarsi con il camion, caricare e scaricare, cucinare sapendo poi che il momento nel quale dobbiamo trovare le maggiori energie è ovviamente quello del contatto con i pazienti; certo, siamo qui per questo. Siamo qui per dare un piccolo aiuto a queste comunità dimenticate dall’asfalto e che sentono fortemente il bisogno di essere accompagnati, di sapere che, fuori dalla loro comunità, c’è qualcuno che pensa anche a loro, “che gli porta i medici italiani”; credo che la nostra attività porti, oltre al contributo medico, un contributo morale e una speranza, “Dottore, quando ritornerete?” mi chiedevano sempre. Certo, anch’io credo che “chi di speranza vive, di speranza muore” come a dire che è sempre bene rimboccarsi le mani e darsi da fare, ma allo stesso tempo nel momento in cui si hanno pochi mezzi anche per darsi da fare e ci si sente abbandonati come in queste comunità, contribuire a creare un clima di speranza e di piacevole attesa è sicuramente un apporto positivo al loro quotidiano.
 

Mi piacerebbe inoltre porre l’accento sul momento della visita medica che mi trovo a fare. Non è molto diversa da quelle che si fanno in Italia, una visita medica è sempre una visita medica, le persone vengono con le medesime paure, i medesimi dubbi e, quasi, le medesime patologie, se non per un tasso molto elevato di patologie parassitarie e gastrointestinali. La cura e l’incontro, punti cardine della consulta, non sono cose scontate e semplici da conseguire, sono però ambo necessari per la buona riuscita della visita medica e del rapporto di collaborazione medico paziente. Mi ritrovo a visitare persone di cui non conosco le abitudini, la quotidianità, le passioni e, nella maggior parte dei casi, la lingua, ahimè, sia perché qui in Apurimac molto persone non parlano il castellano ma il quechua, lingua molto diversa dallo spagnolo che però comprende le parole “papi, mami, ciao e grazie” che almeno mi fanno sentire a casa, ma anche perché, diciamola tutta, il mio castellano è veramente obbrobrioso (mi è scappato un habemus durante una visita che proprio non so da dove mi sia uscito). Devo dire però che, oltre al “papi, mami ciao e grazie”, a farmi sentire a casa c’era anche una sottile presenza, nascosta dietro tutte queste diversità, che mi ricordava tanto il meridione, più precisamente la mia Calabria, filtrata dai racconti d’infanzia di mio nonno, di mia madre e da alcune realtà che tutt’oggi esistono è che sono specchio di quello che vedo oggi in Apurimàc: le umanità apurimegne, della chakra (il campo), della cucina, del mercato, del lavoro e anche della maggiore simbiosi con gli animali: cani, capre, cavalli. Per cui riflettendomi su questi piccoli specchi, che non so se completamente fuori luogo oppure se contenenti del vero, mi è parso di trovare sempre più la strada giusta verso l’incontro terapeutico, che si crea quando due persone entrano in contatto e in sintonia, che è difficile trovare in mezzo a queste apparenti diversità, in fondo siamo tutti umani, con stesse paure, problemi e sofferenze e anche medesimi desideri, passioni e felicità. Incontrarsi è rigenerante per ambo le parti, medico e paziente, e se ci mettiamo la medicina giusta, che può essere semplicemente un consiglio su come “descansar despues del trabajo en la chakra ponendo un almhoada abajo de coccix” o un antibiotico, otteniamo efficacia terapeutica.
 

Simone Pintimalli
Medico volontario in missione

 

APPROFONDISCI IL PROGETTO

“DIRITTI UMANI E SANITÀ’: FORMAZIONE E PREVENZIONE A SUPPORTO DELLE COMUNITÀ RURALI DELL’ALTO APURIMAC “

 

 

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Incontro Nazionale Apurimac

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HOME_2INCONTRO NAZIONALE APURIMAC

 

Sarà l’occasione per festeggiare il 25° compleanno di Apurimac

e per conoscere i nostri progetti e il programma di volontariato.

 

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ll 22 settembre sarà dedicato al programma di volontariato e al progetto di Servizio Civile Internazionale: laboratori, simulazioni e colloqui per i candidati alle missioni del 2018. Il 23 settembre lavoreremo insieme in un workshop partecipativo e ascolteremo testimonianze ed approfondimenti dai nostri progetti in Perù, Kenya ed Italia . Il 24 settembre percorreremo 25 anni di solidarietà e volontariato. Saremo ospiti della Parrocchia Santa Rita, in Via Acquaroni, 71, 00133 Roma, dove nel 2016 abbiamo avviato lo Spazio Infanzia di Tor Bella Monaca, il nostro primo progetto in Italia a favore di bambini e famiglie.

 

Per facilitare l’organizzazione dell’incontro è pregata l’adesione entro il 18 settembre 2017 inviando una mail a volontari@apurimac.it con oggetto “Incontro nazionale 2017.

 

Nella mail indicare:

 

- nome e cognome dei partecipanti;

- cellulare; i giorni che si intende partecipare ( 3-2 o 1);

- partecipazione con pernottamento o senza;

- eventuali esigenze alimentari.

 

Il contributo richiesto a persona per la partecipazione all’intero incontro è:

 

- stanza multipla in condivisione con altri volontari 50 euro;

- stanza doppia 80 euro; stanza singola 100 euro;

- partecipazione senza pernottamento (laboratori e pasti) 30 euro.

 

Per completare la prenotazione è necessario versare il contributo entro il 10 settembre 2017, mediante bonifico bancario c/c n. 1000 – 6473 Banca Prossima intestato a: Associazione Apurimac Onlus – IBAN IT 75 I 0335901600100000006473 indicando la causale: Incontro Nazionale 2017.

 

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Servizio Civile 2017

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APURIMAC – Cusco (117879)

Le selezioni si svolgeranno presso la sede di APURIMAC – Via Acquaroni, 71 – Tor Bella Monaca – ROMA

 

il giorno 12/07/2017 alle ore 14.00 sono convocati i seguenti candidati:

 

  • MARCO AURELIO BENEDETTI,  nato il 17/01/1989
  • MARCO VINICIO CESARI, nato il 16/06/1992
  • VERONICA CORRADI, nata il 17/01/1989
  • GIOVANNI MARCO MAGGIO, nato il 15/05/1993
  • BEATRICE CAPARROTTA, nata il 12/04/1990

 

il giorno 24/07/2017 alle ore 14.00 sono convocati i seguenti candidati:

 

  • FRANCESCA SANTORO, nata il 02/08/1992
  • FRANCESCA ROTA, nata il 27/04/1994
  • IRENE BRUSA, nata il 06/02/1991
  • ANNA MCALLISTER, nata il 08/01/1991

 

il giorno 27/07/2017 alle ore 14.00 sono convocati i seguenti candidati:

 

  • VALERIA COMEGNA, nata il 27/03/1991
  • FRANCESCA LUZZU, nata il 17/11/1994
  • ANTONIO LUCCHESE, nato il 19/11/1990
  • JESSICA  ROCCA, nata il 03/06/1989
  • SARA  ERCOLE, nata il 16/07/1990
  • PASQUALE PAGANO, nato il 25/10/1990
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10 e 11 giugno – pePERUncino 2017

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10 e 11 giugno pePERUncino 2017 #ilgustodiesseresolidale     

 

 Scopri tutte le piazze in Italia e scegli la tua piantina di peperuncino

 

peperuncinoposValle D’Aosta: Aosta 10 e 11  Place de Franchises / Cogne 10 e 11 Località Cretaz 116

peperuncinoposVeneto: Selvazzano Veneto 11

peperuncinoposPiemonte: Torino 10 Sansalvario a il Cuore Verde 9.00 -19.00/ Vercelli 11 Piazza Cigliano  12.00 – 19.00

peperuncinoposLombardia: Cinisello Balsamo 10 Piazzale Lagosta / Bressana Bottarone:Piazza Marconi- 8 / Gulliver – 10  / Piazza Giovanni XXIII/ Basiano 10 e 11 : Via Roma- 10/ Piazza San Gregorio- 11

peperuncinoposLiguria: Sanremo 10 e 11Via Matteotti/Sori 10: Area pedonale / Genova 10 e 11 : Via XX Settembre

peperuncinoposEmilia Romagna Ravenna: Festival delle culture Ravenna – 9 – 10 – 11 / Bologna: Parrocchia San Giacomo Maggiore 10 e 11/ Cesena: Corso Sozzi angolo Via vescovado – 10 e 11 dalle 8 alle 13

peperuncinoposMarche: Ancona Corso Carlo Alberto – 10 e 11/ Centro Commerciale ‘Le Ville’ Falconara Marittina – 10 e 11/ Tolentino Convento San Nicola da Tolentino 10 e 11/ Macerata Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù,Trodica di Morrovalle – 10/11

peperuncinoposUmbria: Cascia Monastero Santa Rita 10 e 11

peperuncinoposLazio: Roma  Basilica di Santa Maria del Popolo – 10 e11 / EATALY OSTIENSE – Piazzale 12 ottobre 1492 – 10 e 11/ Parrocchia Santa Rita Via Acquaroni, 71, 00133 10 e 11 / Viterbo Chiesa Santissima Trinità Piazza Trinità 8/ Trevignano Romano   Piazza del Molo 17 e 18 /  Fiuggi 10 e 11 / Alatri Piazza principale di Alatri 25 e 26 giugno/ Ostia Antica Parrocchia  Santa Aurea – Piazza della Rocca 13 – 10 e 11 dalle 8.30 alle 13.00
   
peperuncinoposCampania Benevento: Sagrato della Parrocchia (via Cristoforo Ricci) nei giorni 10 (solo pomeriggio) e 11 giugno (intera giornata)

peperuncinoposBasilicata Potenza: Avigliano nella frazione di Lagopesole – 11

peperuncinoposPuglia: Bari via Argiro 10 e 11/ Cassano delle Murge Santuario Santa Maria Degli Angeli – Piazzale de Consolibus e Cimbrone 10 e 11/

peperuncinoposSicilia: Palermo Centro Commerciale Forum 10 e 11/ Acireale Piazza del duomo 10 e 11

peperuncinoposSardegna: Cagliari 10 e 11  Chiesa Sant’Agostino – Via Lodovico Baylle, 80

 

Vogliamo ringraziare di cuore tutti i volontari impegnati nei banchetti di piazza, tutti i volontari e donatori dal nord al sud Italia che hanno aderito  all’iniziativa con una promozione privata. Ringraziamo ENEA CASACCIA e il MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO per aver deciso di accogliere nuovamente la quinta edizione di pePERUncino

 
 

 #ilgustodiesseresolidale

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Ordina la tua piantina di peperoncino

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Dal 21 al 28 giugno

 

Hai ancora tempo per ordinare la tua piantina di peperoncino per difendere il diritto alle cure in Perù

La tua donazione arriverà a 4000 metri

 

Anche tu puoi acquistare, a fronte di un contributo di 13 euro, una piantina di peperoncino Lingua di Fuoco

 

Riceverai direttamente a casa la tua piantina (senza costi aggiuntivi)

 

#ilgustodiesseresolidale

 

Ordina la tua piantina di peperoncino

  • Prezzo: 13,00 € Quantità:
    Le piantine di peperoncino che riceverai sono della qualità Lingua di Fuoco anche detta Fiammella rossa L’ideale è annaffiarle una volta al giorno, la sera, senza bagnare le foglie, tenendole in luoghi dove non ci sia sole a picco per tutto il giorno. Caratteristiche: Vasetto 13 cm, altezza 35 cm circa max 60 cm Commestibile, ideale per un piatto di pasta aglio, olio e ...pePERUncino
  • 0,00 €
  • Informazioni anagrafiche e di contatto

  • Informativa ai sensi dell'art. 13, d. lgs 196/2003. I tuoi dati sono trattati da Associazione Apurimac ONLUS – titolare del trattamento – Via Paolo VI, 25 – 00193 ROMA, per la gestione della Sua donazione ed operazioni a ciò strumentali, nonché per informare su iniziative, attività e progetti realizzati anche grazie al contributo erogato, per l'invio della rivista riservata ai sostenitori e, ove richiesto, della e-newsletter. I tuoi dati saranno trattati, se lo desideri, per proprie attività promozionali eseguite via e-mail, Sms, telefonate su numero fisso e cellulare, Mms, oltre che per posta cartacea.I dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente con metodologie di analisi statistica, esclusivamente dalla nostra associazione e dai responsabili preposti a servizi connessi a quanto sopra; non saranno comunicati né diffusi né trasferiti all’estero e saranno sottoposti a idonee procedure di sicurezza. I Suoi dati sono trattati per i predetti fini dai soggetti incaricati all’elaborazione dati e sistemi informativi, alla gestione dei rapporti con i sostenitori ed i servizi connessi (es.: incassi, amministrazione), alla realizzazione di messaggi informativi, agli organizzatori di campagne di raccolta fondi. Ai sensi dell’art. 7, D. Lgs.196/2003, potrai esercitare i relativi diritti fra cui consultare, modificare, cancellare i dati od opporti al loro trattamento per fini di invio di materiale informativo, anche limitatamente a uno o più strumenti di contatto (es.: via e-mail e/o Sms), rivolgendoti al titolare al suddetto indirizzo o all’e-mail info@apurimac.it presso cui è disponibile, a richiesta, elenco aggiornato e completo dei responsabili del trattamento.
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