Incontro Volontariato Roma

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In programma il terzo incontro dedicato ai volontari a Roma: il 17 maggio vi aspettiamo al Caffè Letterario in Via Ostiense 95, alle 17:30!

 

Sarà un incontro di formazione e di conoscenza del programma di volontariato Italia – Perù.

 

Dalle 17.30 alle 18.45 

Corso di spagnolo. Mini-corso base di lingua spagnola per approfondire e consolidare le conoscenze grammaticali, utili per partire con noi come volontario all’interno del programma sanitario in Perù.

Dalle 18.45 alle 19.30 

La testimonianza di Stefano Polverari: volontario Apurimac inviato in missione in Perù a Ottobre/ Novembre 2017.

 

Il corso è gratuito.

N.B. Il corso di fotografia sociale è rimandato al prossimo incontro per motivi organizzativi.

Partecipa al nostro Incontro Volontari Roma - 17 maggio

17 maggio ore 17.30 - Caffè Letterario in Via Ostiense 95
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Lo Spazio Infanzia di Apurimac

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Dal 1 marzo al 28 giugno 2018 il nostro Spazio Infanzia a Tor Bella Monaca sarà attivo a tempo pieno con orario 8.30 – 16.00 dal lunedì al venerdì.

Lo Spazio accoglie bambini dai 3 ai 6 anni. Nello Spazio i bambini sono coinvolti in attività didattiche e ludico creative grazie alla collaborazione di operatrici specializzate.

 

Per informazioni è possibile contattarci al numero +39 392 9409628.

 

Servizio di cura ed educazione dei bambini 3-6 anni erogato nei giorni infrasettimanali dalle 8.30 alle 16.30, durante i mesi di calendario scolastico (settembre-maggio) presso la Parrocchia Santa Rita in via Acquaroni 71.

 

Il servizio prevede l’accoglienza e cura dei bambini e la realizzazione di attività didattiche e ludico ricreative. L’attività didattica è programmata in linea con i fabbisogni formativi dei bambini per l’inserimento e/o il passaggio al ciclo successivo di istruzione, come da piani formativi delle scuole pubbliche. Saranno organizzati laboratori finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo psicomotorio, cognitivo, affettivo e di socializzazione, con particolare attenzione all’interazione tra le diverse culture e i bisogni di ogni singolo bambino.

 

Il gioco e le attività artistiche saranno il principale canale per l’esplorazione dei “cinque campi di esperienza” per favorire un approccio inclusivo che miri ad un sano sviluppo psicofisico del bambino.

 

 

 

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Diventa un volontario Cosa Bolle in pentola

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Sai cucinare? Ti diverte stare davanti ai fornelli? Ami sperimentare nuove ricette? SI? Allora puoi partecipare a COSA BOLLE IN PENTOLA!

 

In tutta Italia i nostri volontari, da marzo a dicembre, organizzeranno una vera maratona culinaria per aiutarci a raccogliere fondi a sostegno dei nostri progetti di cooperazione e solidarietà nazionale e internazionale. Dal nord al sud, passando per le isole, creeranno piatti unici, in grado di raccontare la propria terra e di fare del bene.

 

Anche tu puoi aiutarci! Di seguito alcune semplici regole per partecipare come volontari a questa iniziativa:

 

Ogni volontario/ gruppo di volontari può scegliere il suo evento: aperitivo, cena, pranzo, colazione, merenda, brunch;

Ogni organizzatore può invitare amici, parenti e conoscenti e realizzare un evento privato a casa o pubblico.

 

L’Associazione invierà ad ogni organizzatore un kit Apurimac con materiali di allestimento, video e strumenti informativi per raccontare i nostri progetti. Le persone che inviterete al vostro evento di solidarietà riceveranno un bellissimo gadget Apurimac per ricordarsi sempre che a “essere solidali ci si diverte davvero tanto! ” . 

 

Diventa un volontario Cosa Bolle in Pentola

Compila il form ed invia i tuoi dati. Verrai ricontattato dal nostro staff.

 

PARTECIPANDO A QUESTA INIZIATIVA DIVENTI UN NOSTRO VOLONTARIO

Se ti piace cucinare e vuoi essere anche tu un organizzatore chiamaci in associazione al numero 06/45426336

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Incontro Volontariato Roma

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In programma il terzo  incontro dedicato ai volontari a Roma: il 12 aprile vi aspettiamo al Caffè Letterario in Via Ostiense 95 alle 17:30!

Sarà un incontro di formazione e di conoscenza del programma di volontariato Italia – Perù.

Dalle 17.30 alle 18.45 

Corso di fotografia per il non profit. Quali immagini scattare? Quando? Come?  E soprattutto quali sono le immagini utili ad Associazioni ed Onlus.

Dalle 18.45 alle 19.30 

La testimonianza di Stefano Polverari: volontario Apurimac inviato in missione in Perù a Ottobre/ Novembre 2017

 

Partecipa al nostro Incontro Volontari Roma - 17 maggio

17 maggio ore 17.30 - Caffè Letterario in Via Ostiense 95
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Dall’Africa alle Ande

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Da piccola il mio sogno era “fare il medico in Africa”, dopo aver visto al telegiornale negli anni settanta la fame e la carestia del Biafra (stato che oggi non esiste più e fa parte della Nigeria). Allora sapevo poco anzi pochissimo della storia, della geografia africana o meglio dell’africa sub-sahariana, volevo solo partire e prendermi cura della fragile umanità massacrata dalle guerre e dalla fame.

 

Ci sono riuscita, a fare il medico, ad “andare in Africa”. Per anni ho dedicato mesi come volontaria, in diversi stati africani, con varie organizzazioni, con missionari, con tutti coloro, insomma, ai quali potevo aggregarmi per dare una mano. L’epidemia di Aids, le carestie, la formazione di medici ed infermieri locali laddove le università non potevano fornire standard elevati come da “noi“ in Europa.

Ma da “noi” in questi decenni siamo arrivati ad avere tecnologie che ci permettono di arrivare a vivere a lungo, di mangiare più che a sufficienza, di vestire bene, di essere sempre inter-connessi, di sapere tutto di tutti in qualsiasi parte del mondo! O perlomeno di illuderci di tutto questo, sì perché la realtà è ben diversa! Avere tutto per non avere nulla, soddisfare i cosiddetti bisogni fisici a scapito della nostra umanità, della solidarietà, della compassione, dell’amicizia, del dialogo e potrei continuare…

Così ho capito di aver bisogno di allontanarmi dall’Italia (o meglio dal mio lavoro in emergenza) periodicamente, per collaborare e fare volontariato non solamente nei paesi africani, ma ovunque, anche nella stessa Italia. Essere medico mi ha dato tante opportunità poiché poter alleviare le sofferenze delle malattie è una richiesta diffusa, però ho anche imparato che le persone, tutte, hanno necessità di comunicare, di parlare e di esprimere tanti altri disagi, a volte è sufficiente solo starle ad ascoltare e dedicare loro del tempo.

 

L’avventura con Apurimac Onlus è nata quasi per caso, un giro di e-mail di amici, e poi il progetto in partenariato con la mia Asl della regione Toscana, il colloquio con il personale della organizzazione di Roma e poi la partenza. È successo tutto velocemente e per la prima volta sono andata in un paese del Sud America, il Perù, le Ande…mi sembrava un sogno, ed un sogno è rimasto, anche dopo il ritorno!

 

Quello che mi ha colpito e che ho riportato con me rientrando in Italia, è stata la collaborazione, la semplicità e l’allegria di tutti coloro con i quali ho lavorato; anche di fronte a situazioni non certo facili, c’è sempre stato qualcuno pronto a sdrammatizzare, ad aiutare, a proporre una soluzione… E poi nel fare le visite mediche ho incontrato tante storie di dolore, di sofferenza, alcune delle quali me le porto dentro di me, come racchiuse in uno scrigno, e cerco sempre di pensare ai protagonisti di queste storie quando, in Italia, trovo pazienti che si lamentano per poco, per piccoli malesseri.

Ma ho imparato (non senza difficoltà), in tutti questi anni, a non giudicare chi mi trovo di fronte…un paziente è un paziente e se viene a cercare un medico vuol dire che ha un disagio piccolo o grande che sia.

 

Un aspetto ancora che mi ha colpito, importante ed al tempo stesso difficile e delicato, è stata la incredibile organizzazione logistica di queste campagne sanitarie dall’attivazione del laboratorio dell’Unità Mobile all’allestimento delle postazioni sia dei medici che dei dentisti. Il tutto in tempi da record, visto che ci si sposta di due giorni in due giorni. E non ultimo trovare l’alloggio, la sistemazione per 15-16 persone e preparare i pasti, considerando che le campagne si svolgono in luoghi non certo facili sulle montagne andine, con freddo, pioggia e in alta quota!

 

Un grazie a questo paese, il Perù, alla sua gente, ai collaboratori di queste campagne, alle storie di amicizia, alle tante piccole storie di gente semplice che vive di fatiche quotidiane, sono grandi lezioni di vita che danno ancora valore alla nostra umanità e alla nostra Terra.

 

Cristina Moscatelli

Volontaria Apurimac Onlus

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Attivati con noi!

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Si riparte! Primo appuntamento a Roma il 28 gennaio e da febbraio gireremo il resto dell’Italia per incontrarvi e presentarvi i nostri volontari.

Vuoi unirti a noi, conoscere i nostri volontari e partecipare alle nostre attività?

Se sei a Roma ti aspettiamo domenica 28 gennaio per il primo incontro del 2018 del gruppo volontari Apurimac Roma. L’appuntamento è alle ore 17.30 presso Salotto Palatino in Via dei Cerchi 75, 00186 – Roma.

In programma: 

- Laboratorio partecipativo

- Presentazione – Programma volontari Apurimac 2018

 

- I nostri progetti: Italia – Promozione del benessere socio-educativo dei bambini nella fascia d’età 0-6 anni del quartiere di Tor Bella Monaca, Roma; Perù- Diritti umani e sanità: formazione e prevenzione a supporto delle comunità rurali dell’Alto Apurimac; Kenya – Progetto di sviluppo sostenibile integrato per la formazione e l’inserimento professionale delle donne di Kisumu

 

Ti piace? Cosa aspetti? Per iscriverti all’ incontro basta inviare una mail a volontari@apurimac.it o contattarci telefonicamente in ufficio al numero 06-45426336.

 

Al termine dell’incontro, se ti va, passeremo altro tempo insieme condividendo un aperitivo.

 

P.S. a febbraio comunicheremo le altre date e città.

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La rivoluzionaria perdita di un orologio

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Il tempo è sempre stato per me qualcosa da rincorrere, qualcosa che passa così rapido che, non appena ti distrai un attimo, ecco che scivola via e ti scappa di mano; per questo il tempo è soprattutto qualcosa che va organizzato: trova il tempo per studiare ma anche quello per i tuoi hobby, trova il tempo per mangiare e quello per fare sport, il tempo per lavorare, per stare con il tuo ragazzo… il tutto deve rientrare in 24 ore, anzi in 16, perché 8 devono essere dedicate al sonno. Le mie giornate sono sempre state così, ben calcolate, in modo da poter far tutto, in modo che quelle poche 24 ore venissero sempre riempite con qualche attività. Potete quindi immaginare l’enorme importanza che rivestiva per me un piccolo arnese, posizionato al polso sinistro, che mai e poi mai avrei potuto togliere: il mio bellissimo e luccicante orologio. A volte era addirittura oggetto di contemplazione, soprattutto quando le ore di una noiosa lezione universitaria sembravano infinite e quelle maledette lancette immobili.

 

Tutto scorreva più o meno uguale, e così mi piaceva, mi sentivo sicura e protetta nella mia quotidianità. Finché un giorno partii per il Perù. Il 29 Ottobre 2016 alle ore 18.30,presi il volo che mi avrebbe condotta un anno a Cusco, bella e famosa cittadina delle Ande peruviane. Un anno è un tempo ben definito, lungo certo, ma preciso. Questa era la mia unica certezza: 365 giorni. Ma le ore, i minuti di questi giorni come li avrei trascorsi? Questa sì, era un’enorme incognita. Finalmente arrivai a destinazione e, uscita dall’aeroporto, il mio sguardo fu catturato dal cielo. Non avevo mai visto un cielo così azzurro, così terso e, anche se mi mancava il fiato per l’altitudine, respirai a pieni polmoni l’aria frizzantina e pensai: “E’ proprio questo il luogo in cui ora devo essere, questo è il mio posto”. E da quel giorno iniziò l’avventura.

 

Per strane vicissitudini ancora da chiarire, il secondo giorno in cui arrivai in questa magica città il mio orologio si fermò. Chissà, forse si era semplicemente scaricata la batteria, in ogni modo dovevo assolutamente provvedere ad aggiustarlo, il prima possibile. Iniziò così la ricerca. Era un pomeriggio di sole a Cusco, l’aria era fresca e festosa, mi avvicinai ad una tienda dove potevo intravedere pile di orologi. Chiesi alla signora di mostrarmele, “Mi dispiace” rispose “il proprietario non è qui, non conosco il prezzo, non posso venderti nulla”. “Cominciamo bene” pensai proseguendo comunque la mia indagine. Dopo un’ora buona, l’esito fu negativo: alcuni rispondevano pigramente che non vendevano pile di orologio (anche se erano ben esposte in vetrina), altri dormivano di gusto e mi dispiaceva svegliarli, così mi arresi e decisi di continuare la ricerca l’indomani.

 

Non so bene come, ma il tempo trascorse così rapido che passarono dieci giorni senza che me ne accorgessi. Per me era tutta una scoperta, una lingua nuova, un nuovo lavoro, inoltre c’era da preparare tutto l’occorrente per la campagna sanitaria; tanto che non badai a quel polso vuoto e leggero, a cui mancava il suo più fedele compagno. Fu così che l’11 Novembre 2016, senza orologio al polso, partii per la mia prima campagna di salute itinerante. Non saprei dire quante ore viaggiammo, so solo che partimmo all’alba e arrivammo quando era già buio, dopo aver attraversato strade impossibili, paesaggi spettacolari, immense montagne e fiumi in piena. La mattina del giorno seguente la squadra era pronta per iniziare a lavorare nella comunità di Colca. Il mio compito era semplice, dovevo fare quello per cui avevo studiato: la farmacista. Spiegare quindi al campesino a che ora, quante volte al giorno, per quanto tempo e in che modalità assumere il farmaco prescritto dal medico. Sembrava facile e invece… si aprì di fronte a me un altro mondo e, da quel giorno, pian piano fino ad oggi, la mia visione della vita cambiò completamente.

 

La difficoltà non fu tanto la lingua (la maggior parte dei pazienti non parla castigliano ma solo la lingua indigena Quechua) neanche che molti non sapevano leggere, quindi la ricetta del medico era completamente inutile se non spiegata o “disegnata”, fu piuttosto la concezione completamente diversa dello scorrere del tempo e della vita che ha un individuo che vive a 4000 metri, che intorno a sé ha solo montagne e prati, che sa che il primo ospedale attrezzato è a 8 ore di strada. Questo inizialmente mi sconvolse, ma proprio da questo punto di vista totalmente diverso dal mio appresi il vero valore del tempo.

 

Nessuno indossa un orologio, la maggior parte non ha il cellulare, in casa non hanno orologi da parete, è già tanto se hanno un bagno… sembra così scontato dire ad un vecchietto di assumere la compressa alle 7 di mattina o di prendere l’antibiotico ogni 8 ore (indicando gli orari precisi). La giornata per un campesino inizia alle 5, poco prima che sorga il sole, quando il cielo non è più così nero ma sfumato di azzurro, quando inizia ad intravedersi un bagliore e le stelle pian piano a scomparire. Questo è l’inizio del giorno. Chi possiede pecore, capre o alpaca li porta al pascolo. Dopo qualche ora, quando il sole è già sorto e lo stomaco inizia a borbottare, si fa colazione con un pane o con un caldo de gallina, si beve una quinoa o una maca ed è già l’ora di coltivare la terra. I bambini vanno a scuola e quando tornano si fa pranzo. Il pomeriggio è breve, perché il sole tramonta presto, e quando tramonta il sole (in città neanche ci si fa caso) è buio pesto! Il messaggio è chiaro: è ora di dormire e riposare il corpo dopo il faticoso lavoro nei campi; è così che finisce la giornata. Il tempo è scandito dal sole, dai passi degli animali al pascolo, dal cammino lento di una vecchietta, dalla corrente di un fiume, dal fruscio degli eucalipti mossi dal vento e non dal ticchettio di due lancette o dalla sveglia di un cellulare. Il tempo è governato da entità naturali di cui nessuno prova a cambiare il corso e per cui tutti nutrono un profondo rispetto. D’altronde chi siamo noi per dare dei numeri alle ore, ai giorni, agli anni? Questa è la nostra stessa trappola, la vita è quantificata: viviamo per lavorare un numero di ore, per guadagnare un tot. di denaro al mese, per pagare un tot. di affitto della casa, per arrivare a vivere un tot. di anni… il tempo è quantificato. Inizialmente sono rimasta esterrefatta dal fatto che la maggior parte dei campesinos adulti non sappia la propria età, molti se la inventano per farti contento, perché vedono la tua faccia da gringo che resta allibita alla risposta che tarda ad arrivare, altri sorridono ingenuamente dicendoti che non la ricordano. Infondo, a pensarci bene, che importanza ha l’età per un uomo che da tutta la vita e per tutta la vita lavorerà la sua terra, per una donna che accudirà i suoi 8 figli e venderà patate finché la morte non la chiamerà, l’età è solo un numero, insignificante e inutile che a volte anche noi faremmo bene a dimenticare.

 

Anche in città, almeno qui a Cusco dove si sente il retaggio della cultura Incaica, è rimasta questa differente concezione del tempo anche se ben mascherata dai ritmi cittadini. Il nostro modello lavorativo che associa il tempo al denaro sta entrando nell’economia del Perù, ma stona completamente con la mentalità dei suoi abitanti. Così puoi trovare chi impiega mezz’ora per farti una fattura perché ogni tre per due si distrae, gente che dorme nel proprio negozio, gente in coda per ore alla cassa del supermercato perché i cassieri sono incredibilmente ed esasperatamente lenti, eppure nessuno si lamenta…hai deciso di dedicare quel tuo tempo a fare la spesa, sei lì, la stai facendo…di che ti dovresti lamentare? Mi è capitato un giorno che un autobus si fermasse in mezzo al nulla, un’intera notte senza che nessuno sapesse il perché. Finché all’alba, con la luce del sole si scoprì che la montagna era franata e aveva bloccato la strada, dopo 2 o 3 ore di contemplazione senza che nessuno muovesse un dito, qualcuno decise di mettersi a scavare con le mani per togliere il fango…e così alla fine ripartimmo. Per la nostra cultura tutto ciò sarebbe inconcepibile, noi andiamo di fretta! Un tempo improduttivo è un tempo perso.

 

Qui la fretta non esiste, è inutile prendersela con il cassiere o con il commesso che ti fa la fattura, non serve a nulla, quel giorno è andata così, il giorno dopo impiegherai diversamente il tuo tempo. Ho imparato ad ascoltare me stessa e la natura che mi circonda, ho capito che non è affatto una perdita di tempo fermarsi a guardare un fiume che scorre, semplicemente, senza far nulla. O passeggiare senza meta, allontanarsi dalla città, andare al tempio della luna per pensare un po’, per pensare meglio o semplicemente per riposare. Inoltre ho iniziato a far caso al cielo e ho deciso di non perdermi nessun tramonto. Di trovare sempre un angolo per vedere il sole scomparire e ringraziarlo della giornata, perché in qualunque modo l’avremmo trascorsa è così che doveva essere trascorsa e tutto porta con sé un messaggio, basta voler trovare il tempo di leggerlo. Ringrazio questo paese per avermi scrollato di dosso la presunzione di definire un tempo “sprecato”, ma soprattutto per avermi insegnato a “fermarmi” senza la preoccupazione o la pretesa che insieme a me dovesse fermarsi anche il tempo.

 

Chiara Sassaroli

Volontaria in Servizio Civile

 

 

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Pierlugi racconta

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COR NOSTRUM INQUIETUM DONEC IN TE REQUIESCAT

(“Inquieto è il nostro cuore finché non riposi in Te”)

S. Agostino – Confessioni

La malattia, la sofferenza ed in ultima analisi la morte pongono ad ogni essere umano la grande questione del perché del suo esistere, ovvero di scoprire la verità ultima della sua esistenza.

Così, in questo cammino di ricerca, con lo sviluppo della propria personalità e di quelle conoscenze  universali, ad essa collegate, ognuno di noi tenta di progredire nella conoscenza di se stesso e nella realizzazione più completa di sé.

Ed ecco allora nascere  quella inquietudine, di cui parla S. Agostino, che è figlia al tempo stesso sia del desiderio di conoscenza, sia della insoddisfazione che ne deriva da questa medesima conoscenza. Quante volte abbiamo raggiunto un traguardo, a scuola o sul lavoro, sulla cima di una montagna o sulla riva del mare, di fronte ad un tramonto infuocato o ad un’ alba serena e radiosa. E tutto sembrava completare il nostro io ed il nostro desiderio! Eppure poco dopo eravamo già alla ricerca di un nuovo traguardo e nuove conoscenze, come se mancasse sempre qualcosa (o qualcuno), che potesse colmare quella parte di vuoto, in noi sempre presente.

E forse è proprio questa inquietudine che ha guidato le mie scelte in questi 15 anni di volontariato, prima in Mozambico (Africa australe), e poi in Perù con Apurimac.

Così, quando partivo per l’ Africa o per il Perù , a chi mi chiedeva il perché di tale decisione, rispondevo che ero sempre alla ricerca di me stesso, alla ricerca ed alla conferma di un’etica, appresa sui testi scolastici (di letteratura e filosofia) prima, e poi applicata nella professione medica, pur con tutti i limiti della mia umana debolezza. E quando mi veniva richiesto di precisare i contenuti di questa mia etica, rispondevo con la splendida frase dello scrittore francese Albert Camus, che diceva :

“Se dovessi scrivere un libro di Etica, questo libro avrebbe cento pagine, e di esse 99 sarebbero bianche. Sull’ultima pagina scriverei: l’unico dovere che conosco è quello di amare!”

Così dicendo, Camus riportava l’amore per l’uomo al centro di ogni disquisizione e di ogni confronto teorico, riconfermando che, in ogni azione umana, ciò che qualifica il senso del dovere e di agire bene, è strettamente legato ad una disposizione di trasporto amorevole per l’uomo e per la sua fragilità (come nella parabola del buon samaritano).

E per chi va in missione (ma anche per tutti quelli che restano a casa) l’imperativo di amare sta alla base delle scelte di vita e delle azioni conseguenti.

Amare significa donare e, come dice ancora Camus, questo vuol dire “condannarsi a donare sempre tutto! E…. non si dà mai tutto”!!

Ma che cosa è questo donare? E’ forse sacrificio di sé? Ovvero è dedizione totale di sé senza alcun pregiudizio o senza alcuna forma di utilitarismo?

In fondo sacrificare qualcosa di sé, e non è mai tutto, e portare aiuto a chi è nel bisogno, a chi ti guarda con occhi imploranti per avere un po’ di cibo, o delle medicine, o anche solo una carezza che possa ridare dignità e serenità a chi sta per morire in mezzo alla miseria più disperata, dovrebbe pur dare un senso alla propria vita, agiata, benestante, protetta, proiettata solo sul proprio io egoista ed egocentrico.

E magari colmare il vuoto esistenziale di questa vita, abbarbicata solo a tanti diritti.

Quei diritti, che ho visto calpestati in molte parti del mondo, ignorati e forse mai neppure conosciuti dai milioni di poveri e abbandonati e  rifiutati, nelle bidonvilles americane o nelle foreste africane o della lontana Asia.

Ecco allora che andare in missione e  dedicarsi agli altri, ai più poveri, ai più abbandonati, può significare coniugare l’amore del prossimo con l’amore di Dio, e così facendo trovare quella pace che il nostro cuore inquieto cerca da sempre.

E magari ricevere in cambio un sorriso ed una carezza dai più piccoli, perché tutti hanno bisogno di un sorriso, specialmente qui in occidente, dove è sempre più difficile sorridere.

Ma in Perù il sorriso è contagioso e la popolazione, discendente dagli antichi Inka, dispersa in villaggi e comunità fino a 4.000 m. sulle Ande, dove i paesaggi sono immensi, come immensa è la bontà e semplicità di quelle popolazioni, ha sempre un sorriso discreto ed a volte un po’ ironico, nel vedere la nostra “iperattività”.

E questo lo dimostra un fatto curioso avvenuto a Cuzco, mentre ero in compagnia di Gaetano, volontario romano incontrato durante la missione dello scorso anno.

Eravamo in una delle splendide piazze di Cuzco e, vedendo arrivare l’autobus di linea (il mitico Batman), allungammo il passo e quasi corremmo per riuscire a salirvi sopra.

E ci riuscimmo, ma con un fiatone ed un affanno, che una distinta ed anziana signora notò subito, chiedendoci con fare gentile: “Siete Italiani”? Ed alla nostra risposta affermativa, proseguì dicendo: “Si vede”! Intendendo con questo non solo riferirsi al nostro linguaggio, ma alla frenesia del nostro correre per adattarci anche laggiù al nostro consueto vivere di fretta. Iniziando poi a spiegarci il modo molto diverso del loro stile di vita, della profonda comunione con la natura e dell’aiuto reciproco tra le popolazioni ed i villaggi delle Ande. Ed è proprio questa la lezione appresa durante la missione nei vari villaggi. Nel corso degli interventi di medicina e di identità in collaborazione con medici e infermiere peruviani, supportati dalla compagnia de Los Andes, tutti i colloqui, le diagnosi e la spiegazione delle terapie ai vari pazienti venivano eseguiti con la indispensabile competenza del personale paramedico, sia per la conoscenza della lingua (quechua o runasimi ), sia per valutazione di particolari di vita locali. La prescrizione delle terapie e la distribuzione dei medicinali è sempre un momento importante, che conclude la visita medica e che va espletato con la massima attenzione. Ma in ogni persona si poteva vedere la serenità con cui accettava le medicine, ringraziando per quello che riceveva e ponendo solo il quesito di come fare per poter continuare le cure, anche dopo la nostra partenza. Ed anche nella saletta destinata all’attesa, prima della visita, si respirava un’aria di quiete e di pazienza, così rare nei nostri ambulatori, dove la insofferenza e la fretta sono sempre di casa.

E lassù, a 4.000 m., c’era anche chi divideva quel poco che aveva con tutti gli altri. Come nella gara di disegno tra i bambini, inventata da Gaetano e portata a termine dai piccoli con grande impegno. Il primo premio è stato attribuito al più bello, ma tutti i bimbi si sono divisi i premi rimanenti (biscotti e matite).

Così la felicità dei bambini, per quelle piccole e poche cose, ha contagiato anche noi ed abbiamo giocato con loro a pallone, e a palla prigioniera, gridando e saltando come loro e dimenticando un po’ i limiti dell’età e gli acciacchi del tempo.

Ed alla fine il nostro sorriso si è rispecchiato nei loro piccoli visi e ci ha reso profondamente felici, perché un sorriso non costa nulla, ma è la manifestazione più libera e sincera del nostro cuore e del nostro viso.

 

 

Pierluigi  Piantoni

Medico Volontario

 

 

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Salute e identità

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Clinica mobile

 

Un programma paese per portare cure mediche e dottori a 4000 metri di altitudine in Perù.

 

Sta per concludersi il 2017. In 12 mesi di progetto abbiamo realizzato 3 campagne sanitarie itineranti, la terza è in programma dal 20 ottobre al 27 ottobre  e l’ultima dal 17 al 24 novembre. L’obiettivo del nostro programma è quello di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali della Regione dell’Alto Apurimac attraverso il rafforzamento dell’accesso ai diritti fondamentali d’Identità e Salute. Il programma è attualmente sostenuto da donatori privati e dagli enti ai quali abbiamo presentato dei progetti che dopo essere analizzati e valutati sono stati finanziati:

 

Regione Toscana (1 luglio 2017 – 30 giugno 2018) 

FAI Fondation Assistance Internationale (1 marzo 2016 – 31 gennaio 2018)

Tavola Valdese (4 novembre 2016 – 3 novembre 2017 )

 

Attraverso le campagne sanitarie itineranti offriamo un servizio medico e di laboratorio nei villaggi rurali della regione dell’Apurimac. L’equipe è composta di 12 operatori, medici (chirurghi, generici e odontoiatri), infermieri e logisti, italiani e peruviani. Lo staff si muove con un’auto 4X4, per il trasporto del personale, e un’unità mobile: furgone attrezzato all’interno del quale è allestito un laboratorio di analisi e la farmacia. Le campagne sanitarie offrono circa 3.600 servizi sanitari all’anno a favore dei campesinos dell’Apurimac direttamente presso le loro comunità. Vengono inoltre seguiti i “casi critici”, casi di patologie identificati durante le campagne sanitarie che necessitano di ulteriore o speciale assistenza, di analisi e indagini mediche approfondite con strumentazioni non trasportabili e/o il ricovero.

 

Date delle campagne

 

  • dal 13 al 20 aprile – Distretto di Chuquibambilla
  • dal 22 al 29 maggio Distretto di Curauasi
  • dal 15 al 22 agosto   Huanipaca
  • dal 20 al 27 ottobre   Distretto di Cachora
  • dal 17 al 24 Novembre Distretto di Pichirhua

 

Volontari in partenza Ottobre 2017 – 2018

 

VOLONTARIO PERIODO MISSIONE RUOLO
STEFANO POLVERARI 11/10/2017-04/12/2017 GENERICO -LOGISTA
CRISTINA MOSCATELLI 12 /11/2017 – 29/11/2017 MEDICO
GIOVANNI MARCO MAGGIO FINE NOVEMBRE 2017-FINE OTTOBRE 2018 SERVIZIO CIVILE
BEATRICE CAPARROTTA FINE NOVEMBRE 2017-FINE OTTOBRE 2018 SERVIZIO CIVILE

 

Volontari partiti nel 2017

 

VOLONTARIO PERIODO MISSIONE RUOLO
VITTORIA TANI 05/04/2017-10/06/2017 LABORATORISTA
SIMONE PINTIMALLI 05/04/2017-10/06/2017 MEDICO
ELENA BUCCELLI 18/05/2017-02/06/2017 MEDICO
CRISTINA NERI 08/08/2017-29/08/2017 MEDICO
CARLO PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 DENTISTA
CAMILLA PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 ASSISTENTE MEDICO
LEONARDO PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 GENERICO
VITTORIA PAOLI 08/08/2017-29/08/2017 GENERICO

 

Volontari che hanno concluso il Servizio Civile

CHIARA SASSAROLI 10/10/2016 – 9/10 /2017 FARMACISTA
RICCARDO GATTA 10/10/2016 – 9/10/2017 ASSISTENTE PROGETTO

 

 

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Il tuo Natale Solidale

NATALE

 

Vuoi ricevere direttamente a casa uno dei nostri presepini solidali?

 

Sono piccoli, colorati e unici. Arrivano direttamente dal Perù, creati dalle sapienti mani di bravissimi artigiani.

 

Quest’anno sostieni Apurimac scegliendo il tuo presepe solidale.

 

Per informazioni su tutti i presepi disponibili puoi contattarci in ufficio al numero 06.45426336.

 

  La nostra Teresa ti darà tutte le informazioni necessarie.

 

Se vuoi rendere il tuo Natale ancora più Solidale

 

puoi scegliere anche uno dei nostri  biglietti di auguri 

 

Può essere un dono speciale

 

da mettere sotto l’albero per te o per i tuoi cari.

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