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La Mia Prima Campagna Sanitaria

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Si parte! Tre anni dopo il mio ingresso in Apurimac Onlus partecipo ad una campagna sanitaria. Finalmente! Mollo i panni del Direttore dell’Associazione e mi appresto a vestire quelli del “Volontario Generico 2” (il “Volontario Generico 1” è Gianmarco, volontario in Servizio Civile). Obiettivo: mettere lo staff, la squadra, il gruppo nelle condizioni di lavorare bene. Un po’ quello che faccio anche a Roma, ma con strumenti operativi differenti. A Roma si pianifica, si propongono strategie di lungo periodo, si fanno tabelle, programmi, riunioni di coordinamento; qua invece si carica e scarica, si pulisce, si cucina, si lava, si usa ramazza, spugna, sapone e soprattutto i muscoli.

E quindi si inizia! Sono le 4.30 di quello che sarebbe un giovedì mattina qualunque, carichiamo la clinica mobile e le due auto che andranno in campagna sanitaria. In realtà non è un giovedì mattina qualunque: la sensazione è quella di far parte di un’idea comune, unica, condivisa e vincente. Partiamo per un viaggio in cui non portiamo in giro noi stessi e i nostri zaini, ma portiamo in giro la presenza concreta e visibile di Apurimac Onlus nelle periferie del mondo! Carico i mezzi e mi metto alla guida. Non mi pesa. Guidare mi diverte e poi, guidare sulle Ande, mi emoziona ancora di più.

In macchina, poi, buona musica e buona compagnia. Sembra veramente di prendere parte ad un viaggio tra amici, ma è molto di più. Si parla di Apurimac Onlus, dell’Apurimac (la regione), di geografia, di geopolitica, di diritti umani, di progetti e di interventi sanitari. Si parla dell’idea comune che ci unisce: i Diritti di Periferia. Le periferie che andremo a visitare sono Occaccahua, Pumamarca, Apumarca.

In men che non si dica siamo a Tambobamaba, capoluogo della Provincia di Cotabambas (in realtà sono passate sette ore di macchina, ma il tempo sembra essere volato). Piccola sosta, per sgranchirsi le gambe e via di nuovo. Si viaggia verso Occaccahua.

E poi arriva il cartello “Occaccahua”. Scendiamo, scarichiamo il materiale medico, logistico, organizzativo e predisponiamo il campo. Triaje, medicina generale, pediatria, odontoiatria, farmacia sono prioritari. Si lavora per Luisa, Luca e Leonardo, medici italiani, per Beatrice, infermiera, volontaria in Servizio Civile e per tutto lo staff sanitario peruviano (infermieri e odontoiatri) perché loro sono al centro della campagna. Sono loro che devono ricevere i nostri beneficiari ed è giusto che tutto sia predisposto al meglio.

Nemmeno il tempo di realizzare dove siamo che ègià ora di ripartire: due giorni a questi ritmi passano velocemente. Destinazione Pumamarca. Il gruppo aumenta. Due operatori locali si uniscono a noi. Tocca stringersi nelle auto. Decido che se proprio devo viaggiare stretto, allora viaggio sulla clinica mobile. “Quando mi ricapita” penso. E faccio le due ore che separano Occaccahua da Pumamarca dall’alto della cabina del camion. Vedo Willy, il nostro autista, incassare buche e viaggiare sereno su passaggi pericolosissimi (e mi sento sicuro).

Arrivati a Pumamarca, dopo aver espletato tutte le procedure logistiche di preparazione del campo, con Michele e Chiara (responsabile della Farmacia), decidiamo che è il momento di affiancare Chiara in farmacia. “Sono pronto”, penso. E mi si apre un mondo. Quello che per me prima d’ora era un mero strumento operativo (file Excel) diventa realtà. Vedo i nostri beneficiari che, una volta passati dai medici, vengono con ricetta e diagnosi a prendere i farmaci. Provo a parlare con loro, li guardo, li osservo, li ammiro per la loro forza d’animo, li saluto. E capisco. Capisco chi sono gli “abitanti delle periferie esistenziali” che animano i nostri interventi. È da vent’anni che mi occupo di cooperazione internazionale allo sviluppo, ma mai prima d’ora mi sono sentito parte integrante di un “tutto” così potente.

Si lascia Pumamarca e ci si dirige verso Apumarca. Sono passati sei giorni e non me ne sono accorto.  In men che non si dica anche ad Apumarca, ultima comunità di questa campagna sanitaria, iniziamo e finiamo. Ci si rimette in macchina e si scende verso Tambobamba. Le aspettative dell’andata lasciano il posto alle certezze e alla stanchezza accumulata in otto giorni di duro lavoro e di sveglie all’alba.  Certezze di aver svolto un lavoro utile per migliorare il benessere delle tre comunità visitate, stanchezza perché, va detto, fare cooperazione internazionale (e in questi giorni l’abbiamo fatta alla grande) è faticoso. Saltare da una cima delle Ande all’altra in così poco tempo, affrontare i disagi di un “campeggio estremo”, passare da una stagione all’altra in poco tempo (una mattina a Pumamarca ci siamo svegliati con la neve, a mezzogiorno il sole ci cuoceva la pelle!) lo fai solo se ti identifichi con un’idea ben precisa.

Ecco, mentre scrivo queste ultime righe mi rendo conto che il “Volontario Generico 2” ha lasciato il posto al Direttore. L’emozione, l’emotività e i sentimenti passano la mano all’analisi fredda dell’esperto di cooperazione allo sviluppo e mi scopro a fare i conti con i numeri: indicatori, risultati, obiettivi sono stati raggiunti senza problema. Seicento beneficiari sono stati curati, il numero di prestazioni servite è in linea con quanto previsto dal documento di progetto, gli strumenti operativi della farmacia sono in ordine. Riunione di coordinamento con il personale impiegato nella campagna: fatta; analisi dei grafici delle prestazioni somministrate in campagna: fatta. Bene, sono tornato a casa. Sono di nuovo nel ruolo del Direttore di Apurimac Onlus, ma sono sicuro che, come una matrioska, questo ruolo conterrà sempre in sé il volontario che è partito per la prima volta dopo tre anni. E sono sicuro che il “Volontario Generico 2” sarà un valore aggiunto in ogni scelta e decisione che il Direttore dovrà prendere. E che lo spingerà verso una direzione dal “volto umano”.

 

Vittorio Villa

 

Volontario Generico 2

Pubblicato in DAI PROGETTI