DONA ORA

Testimonianze dal progetto Salute e Telemedicina (Perù)

 

Una grande esperienza, anche per vecchietti“. 

 

Giovanni Longatti e Lidia hanno partecipato come volontari ad una delle nostre campagne sanitarie itineranti nella regione dell’Apurimac in Perù. Lui è medico e lei è un’insegnate. In questa testimonianza Giovanni ci racconta la sua missione: il lungo viaggio, le comunità e il suo lavoro di medico.

 

Siamo una coppia vicina ai 70 che ha partecipato alla campagna sanitaria del luglio scorso e, come tali, siamo considerati vecchi senza sentirci così, nonostante il confronto con i veri giovani abbia evidenziato le rughe. Ma io e Lidia non abbiamo mollato, vecchi non ci siamo sentiti e neanche lo siamo stati anche se il freddo anomalo dei primi giorni sembrava stenderci. Per me questa è stata la seconda esperienza in Apurimac, ma la prima vera, vissuta fino in fondo esercitando il mio lavoro di medico in piccole comunità. Ho infatti aspettato con entusiasmo il giorno della partenza partecipando attivamente alla preparazione dei materiali e all’allestimento della clinica mobile. Con questo spirito siamo partiti. Seduto sul sedile anteriore, a fianco di José, uno dei nostri autisti locali, ammirando quei paesaggi meravigliosi e guardando con ammirazione le persone che incrociavamo cercavo di immaginare i loro pensieri, i loro vissuti, le loro abitudini. I giorni di campagna mi hanno confermato un mondo duro fatto di fatica, ma forse più sereno e vivibile nonostante la scoperta di una grande diffusione dell’alcolismo e della violenza sulle donne.

 

Tre sono state le comunità che abbiamo visitato, molto diverse tra loro. Antillia, a sette ore di strada da Cuzco, la più organizzata, dove siamo stati accolti con una festa, dove anche il nostro lavoro è stato facilitato dalla presenza di Cristian, il responsabile del Tambo, una struttura statale nuova al servizio della comunità, dove abbiamo lavorato e soggiornato. A Coolpa, raggiunta dopo altre 3 ore di strada alle 8 del mattino, la più lontana e abbandonata, nella quale, dopo una prima fase di quasi freddezza con il personale del Centro de Salud e apparentemente senza la presenza di pazienti in attesa, il lavoro si è invece poi rivelato duro e intenso, in un contesto come quello che mi ero immaginato di trovare, fatto di campesinos costretti a vivere in una realtà difficile e priva di servizi. A Coocqua, un paese a pochi chilometri da Curauasi, capoluogo di distretto, sede di un ospedale siamo arrivati quando era in corso la festa del paese e di conseguenza il primo giorno è stato di relativa calma. A partire dal giorno successivo invece c’è stato un afflusso ininterrotto di famiglie intere, che ci ha costretto a lavorare fino a tarda ora.

 

Ho affrontato questa avventura con entusiasmo e impegno e sono stato ampiamente ripagato per la gioia e le emozioni vissute. Ottima l’esperienza di gruppo e l’organizzazione del lavoro; da subito ho avuto la sensazione di far parte di un team che era lì per partecipare ad una esperienza importante, speciale, ognuno con un proprio ruolo, diverso ma con lo stesso obiettivo: curare e aiutare tante persone.

Affrontare le problematiche di uomini e donne che vivono in un mondo molto diverso dal nostro, quasi sempre con la necessità di un mediatore che, traducendo dal quechua, ci comunicasse i loro bisogni, non è stato facile e cercare di cogliere il problema principale tra tutti i disturbi riferiti per dare una risposta corretta ancora di più. Ma certamente anche il solo ascoltare e interessarsi, per la maggior parte di loro, è stato importante ed utile; certo per essere efficaci professionalmente sono necessari ulteriori sforzi; queste comunità andrebbero seguite con maggior continuità, ma già il lavoro sui “casi critici” individuati e la collaborazione avviata con i Centri di Salud esistenti potranno aprire nuove prospettive. Esserci stati, aver ascoltato tante persone e aver portato un po’ di umanità, come spesso sottolineavamo con Michele, il Responsabile Paese di Apurimac, nelle nostre conversazioni, credo sia stata la cosa fondamentale. Questo è stato il messaggio più bello che mi sono portato a casa.

 

                                                                                                                                              Giovanni Longatti

Medico Volontario Apurimac

 

Testimonianze dal progetto Salute e Telemedicina sulle Ande della Regione Apurimac, Perù – AID 011.479

«Progetto finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo»

Pubblicato in NEWS